Everest

Criticatissimo a Venezia, Everest si appresta a sbarcare nelle nostre sale giovedì e la domanda viene spontanea: come avvicinarsi a questo film?

Il nuovo lavoro di Baltasar Kormákur si mostra imponente nella tecnica e nella volontà del prodotto, raccontare la tragica spedizione del 1996 che a causa del peggiorarsi delle condizioni atmosferiche, portò alla morte di cinque persone, tra i più esperti scalatori e guide.
Come si diceva prima, la volontà del film era veramente grande, creare un prodotto che ancor prima di realizzare immagini forti e situazioni tra la vita e la morte, voleva rispondere ad una domanda fondamentale: perché degli uomini vogliono scalare la montagna più alta, più pericolosa e più proibitiva del pianeta pur sapendo che ogni spedizione registra sempre una percentuale altissima di decessi?
E’ la stessa domanda che il giornalista Jon Krakauer pone agli avventurieri alla vigilia, ma la risposta non ci sarà, nessuno riesce a capire perché l’uomo vuole arrivare più in alto possibile ed è un grande riassunto del film stesso, dato che davanti tante domande che vengono poste nella prima parte del film, non ci viene data nessuna risposta per poter assistere, inesorabilmente, ad un tracollo qualitativo del film.

La seconda parte si perde una regia che mostra tutti i limiti della Computer Grafica e del green screen, con quest’ultima usato veramente male dato che porta lo spettatore a riconoscere, anche grazie al taglio della fotografia differente e artificioso, le scene girate in studio e quelle veramente in esterna. Una vera pecca e un errore che nel 2015 non è più ammissibile al cinema, specialmente in un film che voleva smuovere domande esistenziali e farci entrare in empatia con le vittime di questa spedizione.

Le critiche di Venezia non sono state ingiuste, Everest non è un film da Festival, dato che perde ogni intenzione di raccontare di questi uomini per arrivare solo a parlare di se stesso, della sua realizzazione e del cast che ha partecipato.
Nonostante tutto, le interpretazioni sono buone, ci sono ottimi spunti iniziali che, appunto, vengono solo puntellati per poi essere abbandonati e un grande lavoro sul sonoro, specialmente sul suono della montagna, vento, ghiaccio, sassi, tutto così mistico e misterioso ma che nasconde anche una bellezza letale, la Natura.

Voto finale: 5/10

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