Self/Less

Damian Hale è un multimiliardario e ha un cancro che gli lascia pochi mesi di vita. Un biglietto da visita misterioso lo porta a conoscenza della tecnologia Shedding che permette il trasferimento della coscienza umana in un nuovo corpo, sano, geneticamente creato in laboratorio, per la modica cifra di 250 milioni di dollari. Il ‘nuovo’ Damian (Ryan Reynolds) avrà una nuova identità e il compito di assumere una pillola rossa ogni giorno, perchè la mancata azione quotidiana porta delle allucinazioni. Ma forse queste non sono allucinazioni e il dubbio che il nuovo corpo non sia creato in laboratorio, si insinua sempre di più in Damian, che inizierà a indagare.

Un prodotto come Self/Less alza automaticamente, grandi questioni etiche, anche religiose: il tempo a disposizione di ogni uomo per creare qualcosa di buono, una possibile immortalità grazie a questa tecnologia che permette di ‘trasportarsi’ in corpi giovani continuamente, creando anche una possibile dipendenza dalla vita.
Il cinema ha sempre parlato del corpo umano, di come questo cambia e modifica nel corso degli anni e esperienze. Un autore come Cronenberg ha basato la sua intera filmografia su questo tema.
Self/Less aveva tutte le potenzialità per diventare una piccola perla nel panorama cinematografico della fantascienza (il 2015 è stato l’anno della fantascienza ma sembra che nessuno se ne sia accorto) ma manca di personalità, ogni sfumatura di pensiero che puo’ stimolare nello spettatore viene annullata da una narrazione che, invece di scavare di più nel campo etico, provare a dare risposte a domande tematicamente interessanti, con la potenzialità di uscire anche dai propri confini per riportare la classica denuncia del più ricco che sfrutta il più povero, anche a costo della vita (su questo piano, la storia del ‘corpo’ Ryan Reynolds ricorda molto Il Coraggioso, di Johnny Depp), vira e si riduce ad una classica storia thriller con risvolti finali prevedibili.

Questo è il più grande difetto di questo film, avere un incipit interessante, come lo stesso regista Tarsem Singh che invece di dare il suo tocco sembra il classico regista operaio da produzione, ma mancare di una dimensione visiva di tutto il racconto.
La tecnologia Shedding esiste, chi ha i fondi può permettersela, ed è notevole come il film non ha bisogno di approfondire di più la questione tecnica su come funziona, in quanto non è il centro del racconto, ma lasciare tanti temi solo accennati e poi lasciati, rende il film di una mediocrità non più ammissibile nel 2015 per cercare di creare un prodotto che possa venire ricordato.
Ci avviciniamo quasi alla qualità e volontà di qualche serie tv, la trama viene puntellata sommariamente, nello stesso stile di prodotti televisivi che si impegnano a sviluppare domande e relative risposte nelle puntate successive, ma in quasi 120 minuti, il film procede perdendo smalto e ritmo.

Singh è asservito totalmente alla produzione che sembra aver messo il bavaglio allo stesso film, probabilmente per creare un prodotto fruibile per tutto il pubblico ed evitare scelte estetiche, visive e narrative che solo una stretta cerchia di persone avrebbe capito e apprezzato.

Voto finale: 4,5/10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: