//
stai leggendo...
2015, Film, Recensione

Inside Out

Con Inside Out la Pixar è stata definita come lo Studio che ha virato verso uno stile più Disneyano, ma azzarderei nel dire che forse sembra più una Pixar che guarda alle opere dello Studio Ghibli o, ancor di più, una Pixar 2.0.

I film d’animazione sono in costante ricerca di nuovi strumenti narrativi, nuove dimensioni e nuovi linguaggi per raccontare le loro storie. Dopo una serie di sequel/prequel e non, la Pixar sembrava aver perso quello smalto che l’aveva contraddistinta dalla concorrenza, ogni film respirava un’aria stanca, quasi un’uscita puntuale, annuale, perchè ormai il nome Pixar era sinonimo di film atteso dalla massa e quindi rendeva tutto un’abitudine.
Poi la pausa e relativa assenza dal circuito cinematografico nel 2014 per arrivare prepotentemente nel 2015 con Inside Out, un gioiello di rara fattura che segna una ‘rinascita’ e la ricerca di quel nuovo linguaggio da trovare, citato prima.
Prendendo qualcosa di assolutamente invisibile e oscuro, come le emozioni, Pete Docter e il suo team, hanno dato vita e corpo a quest’ultime, catapultandoci in un film di immedesimazione pura.

Per tutta la durata del film, Inside Out ha la magia di farci tornare bambini e entrare non solo nella mente di Riley, la bambina protagonista, ma anche delle emozioni che abitano in lei, Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e il simpaticissimo Rabbia.
La classica morale lascia spazio ad una interpretazione personale del messaggio del film, che sembra guardare e parlare direttamente di tutti noi, accompagnandoci nel dettaglio in una fase della vita di Riley, in un momento delicato della sua crescita dove non riesce a esprimere i propri sentimenti e quindi veder nascere quel luogo oscuro dentro di noi che ci allontana da una realtà che disprezziamo per avviarci in qualcosa di ancora più grigio e pericoloso.
Come ha già affrontato Richard Linklater con la sua trilogia dei Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight e ancor più recente, Boyhood, l’intenzione della Pixar è quella di mettere la lente d’ingrandimento su qualcosa che non riusciamo a spiegarci, su come la nostra crescita ed evoluzione sia più complessa di quel che pensiamo e affronta tutto questo con le parole e i silenzi, con delle forme assolutamente astratte che cercano di indirizzarci sulla via giusta da seguire, ma anche su come la nostra stessa esistenza è un’intera sfumatura di queste emozioni, del non renderci conto che vivono in simbiosi.
La nostra stessa vita è qualcosa di malleabile, non ha una sua identità ma siamo noi che continuamente diamo e disfiamo questa forma e, dentro di essa, conteniamo i più svariati ricordi e emozioni; continuamente decidiamo di cosa disfarci e cosa portarci dietro, ricordi o emozioni che, belle o brutte che siano, ci hanno reso le persone che siamo.
Inside Out è un film che raggiunge quell’orizzonte che ancora nessuno aveva osato e l’ha trasformato in pura poesia.

Voto finale: 9/10

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Articoli più letti

Archivio

Lettori

  • 8,216
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: