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2015, Film, Recensione

Ex Machina

Fedele al suo stile narrativo e alla sue preoccupazioni, Alex Garland, si mette in cabina di regia e gira Ex Machina, un thriller semi noir, semi horror, semi film di impegno sociale, sfruttando un genere che se usato con le giuste misure riesce sempre a sorprende, la fantascienza.

Un miliardario ha costruito la prima IA (Intelligenza Artificiale) al mondo e spetta ad un suo dipendente della sua società informatica di testarla con il consueto test di Turing.
Ava, l’IA in questione, si dimostrerà emblematica, e il soggiorno settimanale nella tenuta fuori dal mondo del miliardario si rivelerà un gioco psicologico, un dubitare di se stessi, mettendo in gioco sul piano narrativo la corruzione e la paura dell’uomo.

Garland ha sempre avuto a cuore i problemi sociali, in particolare modo la divisioni in classe e del potere che spetta ad ognuno di esse. Lo ha dimostrato nei film da lui scritti e ora anche qui si sente più forte che mai.
L’idea di un’IA che non è motivata da una propria coscienza ma solo dal flusso di dati dell’internet (il miliardario è diventato famoso in giovanissima età per aver ideato il più grande motore di ricerca per il web) è sempre generato da un bisogno dell’uomo, uomo in questione che trova stuzzicante l’idea di creare un contenitore vero e proprio per l’interminabile flusso di dati che popola il web ed esso, non è altro che una rappresentazione di idee e paure dell’uomo.

La paura è un punto fondamentale di una sceneggiatura di rara raffinatezza e sembra voler racchiudere anche quel senso claustrofobico dello scontro uomo-macchina che abbiamo visto decine e decine di volte al cinema e si mostra come, ancora una volta, un errore naturale dell’uomo. La paura verso la macchina non è altro che la paura dell’uomo verso quello che lo circonda, incanalarla in qualcosa (o esporla con violenza), riversarla nel web e quindi ripresentarsi in un’IA con intenzioni anche vendicative.

Una sceneggiatura che scorre velocemente rende fluido, senza ostacoli e con piacevoli citazioni o omaggi ai grandi maestri che non fanno altro che alzare l’asticella per un esordio sicuramente interessante.
Oscar Isaac conferma l’ottimo attore che è, interpretando un personaggio che è il cuore del film, con la sua sfuggente analisi del personaggio, un uomo che passa la mattina a fare esercizi e bere frullati per poi ritrovarsi ogni sera a ubriacarsi.

Voto finale: 7,5/10

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