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2015, Film, Recensione

Pixels [2] – Quando l’entertainment diventa un gioco serio

di Elisabetta Da Tofori

25¢, questo è il costo della felicità per tanti bambini e giovani, che negli anni ’80, con solo tre round avevano la possibilità di salvare il mondo di fronte ai loro cabinati preferiti, all’interno di quel loro micro cosmo che erano le quatto mura di una sala giochi.
Quando il sogno di ogni nerd prende vita ed il gioco si anima sotto i loro occhi increduli, colmi di fascino ed emozione, allora sì che tutto cambia e che niente sarà più come prima. Quell’iniziale istante di fascinazione ed eccitazione viene subito rimpiazzato dall’enfasi del gioco, anzi della battaglia, come già era avvenuto innumerevoli volte difronte al videogioco.

Chris Columbus, che dopo aver sceneggiato cult movie anni ’80 come I Gremlins ed I Goonies, diretto classici intramontabili come Mrs. Doubtfire e i primi due capitoli della saga Harry Potter, adesso torna al cinema e si rivolge a quell’intera generazione di bambini che è cresciuta con i suoi film e che, ancora una volta, riesce a coinvolgere da giovani adulti, grazie a questa nuova avventura, Pixel, in uscita nelle nostre sale dal 29 Luglio.
La trama è semplice e lineare senza particolari schemi narrativi: nel 1982, a seguito di un campionato mondiale di videogiochi viene lanciato nello spazio una capsula del tempo contenente frammenti della cultura popolate, tra cui anche alcuni videogiochi. Intercettata da una forza aliena non identificata, che fraintende il messaggio in essa contenuto e lo interpreta come una dichiarazione di guerra, così, da attaccare il pianeta terra e trasformarlo in un campo di battaglia.

In questo scenario pseudo apocalittico, tre amici di vecchia data uniscono le proprie forze e abilità ai videogiochi, affinate fin dall’adolescenza, per la difesa del pianeta: Sam Brenner, eterno bambino che sta ancora cercando il proprio ruolo nel mondo (Adam Sandler), Ludlow Lamonsoff (Josh Gad) da sempre innamorato della guerriera che domina le sue fantasie proibite, Lady Lisa (Ashley Benson). Infine abbiamo William Cooper (Kevin James), che distaccatosi dalle distrazioni infantili, ha intrapreso la carriera politica, divenendo presidente degli Stati Uniti, anche se per i suoi storici amici lui è, e sempre sarà il mitico Chewbe. Alla squadra si aggiunge Vanessa van Patten (Michelle Monaghan) con la quale il nostro Sam avrà un tenero battibecco amoroso e Eddie Plant (Peter Dinklage) suo eterno rivale al coin-operated, (macchina a gettoni).

100 minuti che catturano e coinvolgono intere generazioni, da quei bambinoni ormai cresciuti e nostalgici del mondo incantato che erano i mitici ottanta, agli adolescenti di oggi, così distanti da quella cultura che ancora si fa sentire in tutta la sua presenza.
Padri e figli, come Brenner e Matty, due generazioni a confronto così come avviene per i videogiochi: Centipede, Galaga, Donkey-kong, Pac-Man vs. Halo; dove il carattere collettivo delle sale gioco, le rudimentali grafiche delle arcade, la ricerca di schemi e di una logica all’interno del testo visivo si scontrano con l’individualità dei moderni video game patinati, super accessoriati.

Pixel, al pari de I Guardiani della Galassia, è una nostalgica celebrazione dei mitici anni ’80, dalle innumerevoli citazioni cinematografiche che hanno creato un forte e possente fandom in tutto il mondo, dall’ “Io sono tuo padre” che rievoca la scena in cui Dart Fener rivela la sua identità a Luke Skywalker, in Star Wars; qui, invece, queste parole sono pronunciate da Denis Akiyama (che interpreta Tohru Iwatani, storico creatore di Pac-Man) di fronte all’enorme palla gialla dagli occhi buoni, prima che gli venga divorato impunemente il braccio. O al “Ci vediamo dall’altra parte” direttamente da Ghostbusters, prima della smaterializzazione e l’ascesa sotto forma di pixel verso l’astronave aliena; così come i quattro fantasmini colorati che si lanciano all’pazza inseguimento di un Pac-Man fuori controllo, nell’immaginario comune ricordano molto l’auto d’emergenza Ecto 1, utilizzata dagli Acchiappafantasmi (contraddittorio a dire il vero, no?).

È una briosa e spumeggiante enciclopedia di rievocazioni, esplicite ed implicite, che fanno spuntare sul volto degli spettatori un sorriso divertito e nostalgico, da Fonzie di Happy Days e Madonna che minacciano la Terra, a Maverick di Top Gun con i sui inseparabili Ray-Ban, qui indossati dallo spaccone Eddie Plant, fino al commuovente monologo che commemora la celebre scena del Sargente Maggiore Hartman di fronte ai marines, in Full Metal Jacket.
L’utilizzo del 3D risulta accettabile per quanto riguarda la soluzione visiva prodotta dalla rappresentazione del volume dei cangianti cubetti di pixel che animati da un’energia sconosciuta, trasformano tutto quello che incontrano in fedeli riproduzioni di loro stessi.

E questo non vi pare sghicio?

Voto finale: 7/10

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