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2015, Film, Recensione

Ant-Man

Sappiamo tutti la lavorazione difficile e travagliata che ha avuto questo film per colpa della Marvel, ma cerchiamo di andare oltre l’incompetenza e troviamo il motivo per cui questo ‘piccolo’ film, nonostante delle trovate interessanti e risvolti visivi notevoli, ha sempre i soliti ‘grandi’ problemi.
La gestione della Marvel impone che ogni pellicola abbia sempre il suo marchio, ovvero leggerezza, poca sceneggiatura e la catena di rifarsi a film futuri o precedenti all’universo Marvel, tenuto in piedi da qualche battuta o immagine o sequenza narrativa. Edgar Wright ha abbandonato il progetto perchè nel film gli era stato imposto di girare una scena in particolare (l’irruzione nella base degli Avengers, in modo da dare quel collegamente forzato che si diceva prima), ma riufiutandosi, la Marvel l’ha licenziato in tronco, chiamando Peyton Reed, regista di sole commedie al cinema, per fare un lavoro strettamente operaio e per questo motivo, di quelle scene e scelte visive interessanti, se ne perde improvvisamente il valore.

La sceneggiatura di Wright optava per rendere Ant-Man non un film della Marvel, ma una piacevolissima favola visionaria di eroi normali, di scelte generazionali, di riscatti e psicosi, tutti elementi presenti nel film ma che non hanno ricevuto una lavorazione precisa, indirizzata al messaggio finale da narrare.
Ant-Man, film chiaramente minore della Marvel, cercava una sua identità, come successo precedentemente con Guardiani della Galassia, ma dove quest’ultimi sono riusciti (sia di critica che di boxoffice), Ant-Man fallisce, specialmente al boxoffice dove, dopo due settimane di programmazione negli Stati Uniti, gli incassi sono stati disastrosi, complici le tartassanti critiche globali negative, e lo rendono il secondo flop, dopo L’Incredibile Hulk, della Marvel.
Questo non fermerà assolutamente i piani, la Marvel non tiene conto delle critiche ma guarda solo i soldi (Michael Bay ha fatto scuola).
Quello che c’è da sottolineare è la mancanza di una linea guida in tutto il film, dove non c’è una vera trama, un nemico, il Calabrone, che anche omettendolo, il film avrebbe avuto lo stesso risultato e alcune soluzioni, come detto sopra, narrative e visive veramente interessanti, ma che mancando dell’ideatore originale di quel twist narrativo, sono inserite senza il giusto spessore.
Insomma, la Marvel ha tentato, per la seconda volta, una strada differente e credeva di avere le capacità di gestire un autore come Wright, fargli scrivere uno script, a detta di tutti gli addetti ai lavori “brillante e geniale” e credere di riuscire a gestire tutto dopo averlo licenziato. No, non è un modo professionale per creare un film, tanto valeva cancellare tutto e riscriverlo.

Unica nota positiva un Paul Rudd sempre bravo e un buon Michael Douglas grazie anche ad un personaggio ben caratterizzato. Insomma, se fosse stato il buon Michael il vero protagonista, forse avrebbe avuto una marcia in più il film, ma tant’è.

Voto finale: 4,5/10

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