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2015, Film, Recensione

Duri si diventa (Get Hard)

Etan Coen, da non confondere con il quasi omonimo, dopo aver portato i caffè sul set di Tropic Thunder e aver consigliato qualche battuta, tanto da accreditarsi il suo nome nella sceneggiatura, è riuscito a emergere tra tutte quelle sceneggiature presentate per realizzare Men in Black III.
Il suo unico merito sembra trasformarsi anche in complimenti che non gli spettano, così si mette in cabina di regia e realizza Duri si Diventa.

Will Ferrell, magnate e esperto di finanza, viene incastrato dal capo, nonchè padre della sua futura moglie e dovrà scontare 10 anni di prigione. La sentenza inizierà nel giro di un mese e userà questo tempo per iniziare un corso di sopravvivenza insieme al suo dipendente che gli pulisce quotidianamente l’auto, Kevin Hart, convinto che egli abbia fatto anni di galera solo perchè nero.

Inutile dire che gran parte del film snocciola gag e situazioni paradossali (modificare la propria villa per farla somigliare ad un penitenziario di massima sicurezza) sul tema del razzismo, condito da altre situazioni, come gay bar e bikers pub, ma tutto si perde in una ridondanza di situazioni che rendono il racconto poco accattivante e quando ci si aspetta almeno una prestazione da buddy comedy, questa viene a mancanre, con un Will Ferrell che usa poco il suo corpo comico, rinchiuso troppo nel personaggio buono e stupido che si trova a disagio nel semplicistico atto di dire una parolaccia.
Ferrell-Hart come coppia visivamente non c’è mai, la presenza scenica manca e le gag si limitano a piccoli ‘assoli’ personali, per poi ritrovarsi insieme negli ultimi 10 minuti di pellicola (che da buddy comedy si trasforma improvvisamente in un film con risvolto thriller).

Insomma, un gran pasticcio che si rivela troppo lungo e esasperante, nonostante i ‘soli’ 100 minuti e che ha la sua forza solo nel personaggio, sia di gag che di fisicità, di Will Ferrell.
Articolo pubblicato su OverNewsMagazine.com

Voto finale: 5/10

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