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2015, Film, Recensione

La regola del gioco

Gary Webb (Jeremy Renner) reporter di un quotidiano “quinto per tiratura e lettori” scopre a metà anni ’90 che la CIA finanzia con delle armi alcuni ribelli del Nicaragua e che quest’ultimi in accordo con la CIA, fanno entrare e vendere droga negli Stati Uniti.
Lo scandalo è grande tanto che Gary Webb ci entra dentro con tutte le scarpe finchè non riesce a trovare tutte le informazioni, scrivere e pubblicare la storia, ma poi venire inevitabilmente schiacciato dal potere dell’agenzia governativa, che inizierà una campagna di diffamazione per screditarlo e non ricordarsi più di questa accusa ma solo dell’instabilità mentale del reporter.

Michael Cuesta porta al cinema questo fatto realmente accaduto e si pone con durezza nel suo racconto, prende le difese del reporter (morto misteriosamente a metà anni 2000) e continua quel racconto, quel tipo di cinema che gli americani usano per narrare quel senso di paranoia che a partire dagli anni ’70 si è insinuato negli Stati Uniti.
Prima con lo scandalo Watergate (Tutti gli uomini del Presidente), poi con diversi serial killer (Zodiac), il popolo americano in pieni anni ’70 scopre di non essere sicuro, ha paura di uscire di casa, è paranoico e ha perso ogni fiducia verso gli enti governativi, che alla luce del sole si dimostrano interessati più ai propri profitti e interessi che al popolo americano.

L’”american dream” è rimasto un sogno, non è mai esistito è la sensazione, nonostante siamo nel pieno del boom dei media, tra radio tv e primi cenni di giornalismo online, la sensazione non è di vivere un sogno ma di essere costantemente spiati. Lo stesso Gary Webb in più di un’occasione comincerà a diffidare di tutto, alcune persone gli volteranno le spalle ma il primo pensiero è che siano state costrette a farlo e su questo, non avremo mai delle prove certe.
Gary Webb è l’ennesimo ingranaggio di un sistema che decide di fermarsi e di conseguenza smuovere altri ingranaggi, alcuni impossibile da sconfiggere ma lui ama il suo lavoro, ne è quasi devoto, lui deve e vuole raccontare la verità ma nel momento in cui avrà il bavaglio, crolla, posa le armi e accetterà la sconfitta ma ne uscirà come vincitore morale.

Voto finale: 7/10

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