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2013, Film, Recensione

Ender’s Game

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In una piena e consapevole mancanza di originalità ad Hollywood, gli adattamenti cinematografici di romanzi più o meno recenti, fanno parte dell’ordine del giorno per poter respirare tra un flop e un capolavoro inaspettato.

Dopo la saga milionaria di Harry Potter e Twilight, quella promettente di Hunger Games e quella sciapa di Percy Jackson, Hollywood mette mano su una saga di romanzi per ragazzi, iniziata nel 1985 con, appunto, Ender’s Game, saga di fantascienza scritta da Orson Scott Card.
Tendo a precisare la data di uscita del primo romanzo in quanto fondamentale nella critica della pellicola stessa.
Gavin Hood, con un cast di nomi affermati (Harrison Ford, Ben Kingsley) e giovani promesse (Asa Butterfield, Hailee Stainfeld) porta al cinema le vicende di Ender (Asa Butterfield) e della sua permanenza come recluta nella scuola di guerra e del suo potenziale tattico, per cui viene messo sotto l’ala protettiva del colonnello Graff (Harrison Ford) che crede ciecamente nelle sue potenzialità e vede in lui come l’arma definitiva per la Terra (o per gli Stati Uniti?) nella guerra contro una forza aliena che già in passato ha cercato di attaccare e invadare la Terra, inutilmente. Ora però la minaccia è tornata, i soldati adulti non riescono ad assimilare nuove tecniche o ad essere imprevedibili in battaglia, per questo si decide di reclutare giovani ragazzi e ragazze, con l’intenzione di trovare la mente più tattica per affidargli una guerra spaziale per eliminare per sempre la minaccia aliena.

Come ogni film tratto da un romanzo che si rispetti, le produzioni tendono ad eliminare ogni contenuto umano e/o sociale che permea l’intera opera per minimalizzare al mero intrattenimento. Qui l’operazione è riuscita a metà, con alcuni contenuti umani, quasi sentimentali che vanno ad accompagnare l’intrattenimento spaziale, ma il trasporto da romanzo a sceneggiatura è stato disastroso.
Tema principale (o almeno quello che si può capire) è la critica verso un sistema sociale o militare che tende a identificare la persona, non più come un essere umano, ma come un’arma, da sfruttare fino all’ultima goccia, senza interessarsi dei sentimenti della stessa.
Il concetto, per quanto nobile, viene gestito malissimo, tramite dialoghi imbarazzanti e continui sali e scendi tra la Terra e le stazioni di addestramento che orbitano nello spazio.
Uno dei più grandi problemi di questo film, ricollegandomi al concetto della data di uscita del primo romanzo, 1985, è la vecchiaia dei dialoghi o delle motivazioni personali di ogni personaggio, che sono riportati fedelmente nel film: Harrison Ford deciso a puntare tutto su Ender, con discorsi patriottici o da fine del mondo, lo rendono più vecchio di quello che già è. Inoltre, per un film, che tratta di una battaglia per evitare l’estinzione del genere umano, il tema della morte è totalmente omesso, il che rende il film quasi una semplice passeggiata, con accenno di amore adolescienziale, nello spazio.

Il colpo di grazia avviene nel finale, aperto (forse sono sicuri della riuscita del film e di un sequel prossimo) che lascia l’amaro in bocca in quanto negli ultimi tre minuti, tutto viene cambiato, offrendo, forse una prospettiva interessante e proprio quando il film comincia a dire qualcosa di funzionale al racconto effettuato fino a poco prima, titoli di coda.
In sostanza, Ender’s Game è un film che sul lato tecnico e visivo è promosso, in quanto la produzione ha investito circa 110 milioni di dollari nel realizzarlo e il risultato si vede, ma ha nella sceneggiatura vecchia, datata, povera, ripetitiva, il punto di debolezza che trascina tutto il resto in un mare di clichè.
Articolo pubblicato su OverNewsMagazine.com

Voto finale: 5/10

Titoli citati e/o consigli:
Harry Potter saga (Bluray)
Ender’s Game (Bluray)
Orson Scott Card – Il gioco di Ender

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