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2015, Film, Recensione

Wild

Una donna, Cheryl, decide di attraversare il Pacific Crest Trail.
Con queste premesse minimali inizia il nuovo film di Jean-Marc Vallée, che portò McConaughey alla vittoria dell’Oscar con il suo lavoro precedente Dallas Buyers Club.

Il regista quindi torna dietro la macchina da presa e ci racconta un’altra storia vera. Con delle premesse così spicciole possiamo cogliere una qualche somiglianza con il film di Sean Penn, Into the Wild, ma l’accostamento è assolutamente sbagliato piano piano che il film viene a svelarsi.
Cheryl, interpretata da Reese Whitherspoon, interpreta questo viaggio per ottenere redenzione per uno stile di vita allo sbando che aveva adottato fino a poco prima, tra sesso occasionale con sconosciuti, che porterà alla distruzione del suo matrimonio, fino all’assunzione di eroina. Ma dietro a questi comportamenti c’è un dolore, scaturito dalla perdita prematura della madre (Laura Dern), donna troppo debole che quando Cheryl era ancora bambina, era vittima della violenza del marito e che troppo tardi ha deciso di abbandonare.
Con il sorriso sempre presente sul viso, ha cresciuto Cheryl e fratello con quell’ostentazione positiva, necessaria a nascondere evidenti problemi economici, ma tutto questo aveva portato a rafforzare le due donne, a “non essere chiodo ma martello”, ma la morte della madre fa cadere ogni corazza di Cheryl, diventerà quel chiodo, storto, che non voleva essere e perdersi in un girone autodistruttivo che la porta a non avere neanche più una casa. Così decide per il viaggio, per la ricerca di qualcosa, forse Dio, forse la vecchia Cheryl, probabilmente neanche lei è a conoscenza della sua missione e molte volte decide di abbandonare e tornare indietro, ma qui avviene qualcosa di inaspettato: i rumori della natura si trasformano per diventare echi del passato, così da scoprire ogni sfaccettatura del passato di Cheryl e che porterà energia ad ‘affrontare’ una seconda volta quelle situazioni che hanno segnato per sempre Cheryl e magari trovare quella redenzione necessaria ad andare avanti.

Un viaggio che durerà più di tre mesi, tra sabbia, cibo, acqua, sangue, sassi e zaini troppo pesanti, tutti necessari ad arrivare alla meta, così infinita, mistica e intima, quasi come la vita che ogni soggetto vive quotidianamente a cui cerca di dare un senso.

Voto Finale: 7,5/10

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