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2015, Film, Recensione

Cenerentola

Inutile scrivere una trama per Cenerentola, perchè a differenza di prodotti come Maleficent o Biancaneve e il cacciatore, qui la favola di Cenerentola non viene assolutamente rivisitata e ci viene riproposto il classico Disney del 1950 direttamente in chiave live action.
Ma perchè andare a vedere un film di cui sappiamo, più o meno, la trama a memoria e che conosciamo già il finale?

La risposta è proprio nel portare al cinema un grande classico Disney in modo….. classico!
Niente aggiunte, niente pacchianate su topini che parlano (cioè i topini, come il gatto Lucifero ci sono, ma non parlano, hanno la loro dimensione di animali di casa, di compagnia) e l’immortale gentilezza di Cenerentola verso tutto e tutti a “scontrarsi” con la matrigna e le sorellastre.
Kenneth Branagh, sarà anche il più venduto del momento, che si mette a dirigere cazzate su cazzate non lasciando il proprio segno, ma qui la parola ‘dirigere’ torna prepotentemente ad assumere un valore perso da tempo: dettare i tempi, distinguere le diverse realtà e dimensioni, dedicare il giusto tempo agli attori comprimari che sono vistosamente più bravi della protagonista, ma senza farli maiemergere del tutto.
Cenerentola è quel film che riempie la bocca di un gusto classico, che scalda il cuore con dei sentimenti veri, non tanto un film che cede nel sentimentalismo facile o nel film romantico e sdolcinato, ma solo nel sogno, nel desiderio di queste cose. Cenerentola è e rimarrà sempre la protagonista, gli altri fanno da contorno e Branagh compie un lavoro egregio nel caratterizzare i due personaggi più iconici e importanti al di fuori della protagonista: la matrigna e la fatina.
La prima è interpretata divinamente da Cate Blanchett ed è inutile dire che è forse la migliore nel parco di attori presenti: cattiva, magnetica ma con quell’aggiunta in più data dall’attrice. C’è un motivo per cui la matrigna si pone con cattiveria verso Cenerentola, un dolore sopito, un cuore triste, ma non scopriremo mai fino a fondo le sue ragioni, riusciremo a vedere soltanto da qualche piccola crepa in quel muro spesso e solido.

Altro discorso per la fatina, interpretata da Helena Bonhan Carter. Meno di dieci minuti come interpretazione per poi lasciare spazio ad una voce fuori campo, ma l’interpretazione è differente da quella vista nel film d’animazione del 1950: kitsch, pop, imbranata, quasi ridondante ad un certo punto ma Branagh chiude il suo tempo perfettamente.

Cenerentola è un film che vive esattamente di quella forza, di quella magia del film classico, innocente, farcito di buoni sentimenti che non arrivano mai allo smielato. Interessantissima la contrapposizione sogni-desideri, come già cantava la Cenerentola ‘precedente’ e che qui si rivela in una scena chiave: Cenerentola, post ballo, con la scarpetta in mano, l’unica rimasta, che per non farla trovare da matrigna e sorellastre, la nasconde sotto la cenere, quello stesso materiale da cui le hanno attribuito il dispregiativo Cenerentola. Nascondere la speranza e il sogno di un futuro migliore sotto la cenere.

Voto finale: 7/10

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