Vizio di Forma

Difficile racchiudere un pensiero in poche righe su un film così complesso, articolato e raffinato come Vizio di Forma.
Paul Thomas Anderson si conferma come uno dei registi più interessanti del panorama di autori hollywoodiani e Vizio di Forma ne è la prova. Doc Sportello è forse uno dei personaggi cinematografici più belli mai visti al cinema negli ultimi dieci anni: imprevedibile, estremamanete fatto (è un investigatore privato hippy e sempre con uno spinello in mano) e perennemente innamorato della sua ex, Shasta e sarà proprio quest’ultima che aprirà il film: tornerà da Doc e gli chiederà una mano perchè l’uomo che ora lei ama, è preda di un complotto ordito dalla moglie. Solo Doc può aiutarla e nonostante la storia sia finita, lui è ancora innamorato di lei e accetterà l’incarico trovandosi dentro un’indagine più complessa del previsto, al limite del grottesco e arriverà a rischiare la propria vita.

Fuori dall’essere un film thriller, il film trova una cornice narrativa dolcissima nel personaggio di Doc e di come la camera di Anderson si muove attorno a lui. Ci rendiamo conto che forse, come ci aiuta e suggerisce la voce fuori campo, tutta la vicenda non è altro che una grande allucinazione di Doc. Forse non è successo nulla e l’assunzione di sostanze stupefacenti ha generato tutta questa grande avventura, o magari è veramente successo ma siamo persi in questi anni ’70, in queste luci e in questi fumi che non riusciamo bene a inquadrare la realtà (tale o no).

Forse tutto questo, nella prospettiva di un’allucinazione, è un modo per ricordare il passato di Doc e Shasta insieme, un passato felice, che portava un sorriso a settantadue denti a entrambi e che ora, oggi, è sparito dai visi di entrambi.
Questa particolare visione Anderson la narra divinamente: il vero protagonista della pellicola è Doc, ma quando entra in scena Shasta, lui si sfoca, è dietro di lei e la camera è puntata sul viso di lei, nei flashback a inquadrare quel sorriso, consapevolezza di un tempo idilliaco che ora non c’è più, e nel viso attuale, ferreo e triste, a ricordare che alcuni tempi e alcune felicità non torneranno mai più.
Vizio di Forma forse non rientra, per gusto personale, tra i migliori del regista, ma si conferma ancora come il film ottimo che Paul Thomas Anderson è dedito a donarci.
Non per tutti, ma consigliatissimo agli appassionati.

Voto finale: 8,5/10

Pubblicato su OverNewsMagazine.com

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Un commento

  1. E’ stata una piacevolissima scoperta ed una visione davvero sorprendente.
    Era da un po’ che non vedevo un film così 🙂

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