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2015, Film, Recensione

Kingsman – Secret Service

Durante un’intervista, Matthew Vaughn ha dichiarato di aver abbandonato un progetto dal sicuro successo come X-Men – Giorni di un futuro passato, perchè il progetto Kingsman lo sentiva più vicino al suo stile e il risultato giustifica ampiamente la dichiarazione.

Lanciatissimo dopo il clamoroso Kick-Ass e un ottimo X-Men – L’inizio, Vaughn non cerca la strada facile del sequel dei mutanti ma si avventura in un progetto nuovo, sempre tratto da una graphic novel di Mark Millar, Kingsman – Secret Service, che sancisce il secondo rapporto Vaughn-Miller dopo il lavoro su Kick-Ass e riesce a portare al cinema un film esplosivo.
Prendendo spunto dai classici film di spionaggio, che verranno anche citati tra i tanti “J.B.? James Bond? Jason Bourne?” – “No, è Jack Bauer” e inserendo qualche citazione ad altri grandi classici immortali (Shining) il film alterna perfettamente un senso estetico retrò di questi Kingsman, agenti segreti che si staccano da ogni ente governativo, con la loro storia e il modo di agire e, cosa più importante, il loro abbigliamento. Ogni Kingsman è un gentleman e come ci ricorderà un Colin Firth perfettamente in parte e in piena salsa british “I modi definiscono l’uomo” e sarà così che Gary “Eggsy” Unwin verrà addestrato per riuscire ad entrare in questa agenzia e trasformarsi da teppista di strada a vero gentleman/agente segreto per salvare il mondo dai diabolici piani di Richard Valentine, un Samuel L. Jackson in una parte spassosa.

L’eccessiva violenza, sempre giustificata e mai fuori luogo, tipica del cinema di Vaughn, un tocco di salsa pop e una regia, un ritmo di narrazione invidiabile rende Kingsman – Secret Service un film ancora più bello di quello che si può pensare. Un crescendo di situazioni e ritmo che sale sempre più, fino ad esplodere (in tutti i sensi) nel finale.

Attenzione alla scena della chiesa. Diversi piani sequenza di lotta senza fine, con un Colin Firth che esegue personalmente ogni mossa, senza nessun stunt, con sottofondo l’assolo finale di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, è quella cosa che in alcuni contesti si può definire, epico.
Giustamente, un vero Kingsman non cambia i suoi modi di fare, come lo stesso Vaughn si conferma garanzia di qualità e trovate geniali.
“And this bird you can not change.
Lord knows, I can’t change”

Voto finale: 8/10

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