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2015, Film, Recensione

Whiplash

Come già successo per Rocky, il primo, quello più genuino, del 1976, la fine della visione, pone subito alcuni quesiti: cosa si è visto? Un film drammatico o un film musicale? Pellicole come L’arte di Vincere o il già citato Rocky, ancor prima di essere di genere sportivo, sono dei film drammatici e Whiplash è essenzialmente, nel suo essere minimale, un film drammatico.

Incredibilmente, la locandina italiana, riassume la vera essenza del film: un ragazzo e il suo sogno, essere il migliore, in bilico su una bacchetta, entrare nella band più prestigiosa, magari proprio in quella di Fletcher (un J. K. Simmons che dimostra cos’è il famoso ‘ruolo della vita’), insegnante duro, spietato ma dedito a raggiungere il massimo, spremere fino alla pazzia ogni singolo gruppo della band per tirare fuori il meglio, la perfezione che tanto ci si ostina a dire che non esiste forse lui l’ha trovata in Andrew Neyman (Miles Teller), batterista.
L’approccio alla batteria è semplice, seduti davanti al set con una bacchetta per mano, chiara rappresentazione della doppia pressione che Andrew riceve giorno dopo giorno: da una parte c’è il padre che non crede in lui, gli è vicino ma non è interessanto al sogno del figlio, sempre pronto ad abbracciarlo nel caso lui dovesse abbandonare tutto e finalmente concentrarsi in qualcosa di serio, al di fuori della musica, che non porta fama, soldi e belle donne come succede ai cugini con il loro football universitario (interessante come l’attore scelto per interpretare il padre di Andrew sia Paul Reiser, il Burk di Aliens, che tanto tramava la sua fuga, fregandosene della missione principale). Dall’altra parte, nell’altra mano, Fletcher, duro ma occasione d’oro per Andrew, potrebbe infatti essere il momento della svolta decisiva nella sua carriera.

Non c’è spazio per altro. Le mani sono due e devono tenere saldi questi due opposti, pur di trovare un proprio punto di equilibrio. Il film infatti, darà ragione, in diversi momenti del film, a tutti e due i lati e la storia con Nicole, naufraga ancor prima di iniziare. Il tempo è poco e lui vuole essere il migliore, non c’è posto per la storia d’amore.
Citando ancora Rocky, è interessante notare come i due film siano molto simili ma allo stesso tempo, molto differenti. Il modo di pensare è evoluto e se prima alcuni averi o affetti erano importanti per la riuscita di un obiettivo apparentemente impossibile, sconfiggere il campione del mondo, qui la situazione si capovolge; gli affetti sono ostacoli da allontanare in quanto bloccano la strada per il successo, strada piena di curve e che verrà segnata con il sangue.
Chi getterà il sangue sul ring e chi su un drum set.

Voto finale: 9/10

(FAQ: Perchè 9 e non 10? Perchè il film perfetto non esiste)

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