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2015, Film, Recensione

Jupiter – Il destino dell’universo

C’era attesa e scetticismo per il nuovo lavoro dei fratelli Wachowski con questo Jupiter Ascending (metà titolo e l’aggiunta de Il destino dell’universo, per la versione italiana), film che è stato commissionato ai due fratelli che hanno scritto durante la realizzazione del loro lavoro precedente, Cloud Atlas. Con un budget consistente e un cast di nomi non indifferente, i Wachowski non realizzano tanto il solito film di fantascienza, ma un prodotto che si incastra benissimo tra una space opera ampia e complessa e quella nostalgia scifi anni ’80.

Il film, annunciato per l’estate 2014 e poi rimandato a febbraio 2015 per evitare la concorrenza dei Guardiani della Galassia, ha molto in comune con questo titolo. La Terra, pianeta dove verrà prelevata con la forza la protagonista del titolo, Jupiter, è solo il punto di partenza di tutta la storia, portandoci in un universo tangibile, fatto di burocrazia, avvocati, droga spaziale, federazioni, mercenari, mercanti e casati spaziali millenari, questi veri protagonisti del film, con tre fratelli che si contendono il pianeta Terra e Jupiter, reincarnazione biologica della loro defunta madre, che dovrà lottare per rivendicare il diritto di ‘possedere’ la Terra e evitare la sua distruzione.
C’è molto cinema classico di fantascienza in questo Jupiter che potrà non piacere a molte persone. I Wachowski, da sempre cultori e ammiratori di quella grande fantascienza anni ’70-’80, realizzano un film che ne ha i caratteri e l’anima, dove mettono al centro del racconto una ragazza, che attrae calamità continuamente e verrà puantualmente salvata non dal principe sul cavallo bianco ma da un alieno, metà umano, metà cane, su stivali volanti.
Come già affrontato in Cloud Atlas, il tema della reincarnazione, più mistica che biologica, qui di affronta ques’ultima, accettare la propria natura e affrontare nuove sfide, cercare di farsi accettare e di accettarsi e come dirà lo stesso Channing Tatum “con il tempo, tutti capiranno”. Il tempo, bene necessario, primario per questi tre fratelli che si mettono contro i nostri protagonisti, e come in parte, Cloud Atlas parlava dichiaratamente di Lana Wachowski, che ricordiamo prima era Larry, qui si affronta il secondo passaggio, la reincarnazione biologica, il cambiamento del proprio corpo e l’accettazione.

C’è molto di più di quello che sembra, c’è quel segno personale che ogni artista tende a inserire in una propria opera e qui i due cineasti statunitensi, si ripetono.
Forse troppo controllati dalla produzione, il film manca di un vero tratto caratteristico, una propria firma dei fratelli, ma le carte sono in regola per creare un prodotto, una grande giocattolone divertente e tutto da esplorare. Un timido passo in avanti che possa dar fiducia per i prossimi film dei tanto amati e odiati, fratelli Wachowski.

Voto finale: 6,5/10

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