//
stai leggendo...
2015, Film, Recensione

Birdman

Riggan Thomson è stata una grande stella del cinema, ma ormai in pochi si ricordano di lui. La sua maggiore interpretazione, è stato l’ultimo capitolo di un cinefumetto, Birdman, nel 1992, che gli ha portato una fama mondiale. Ora è deciso di allestire una grandissima rappresentazione teatrale che sarà la prova definitiva: o verrà consacrato veramente come un Attore, oppure perderà tutto.

Operazione particolare quella di Inarritu di portare al cinema un prodotto del genere, fuori dai canoni con cui si è fatto conoscere, ma già dalle prime immagini era evidente la voglia di fare altro, forse un prodotto che lo stesso regista aveva tenuto chiuso nel cassetto e ora, deciso di tirar fuori tutto, cambiando improvvisamente il suo modo di raccontare una storia. Davanti a pellicole, come Babel o Biutiful, dove Inarritu metteva tutto se stesso per raccontare una storia, ora con Birdman cambia registro, ci mostra una storia, non la narra più e lo fa dagli occhi di Riggan.
Il Michael Keaton che abbiamo in questo film, è tanto Riggan quanto Keaton stesso. Tutta la pellicola è un grande occhio sulla macchina produttiva che è stata ed è ora Hollywood, sul lavoro e il ruolo dell’attore e ultimo, ma non per importanza, la posizione dell’uomo, l’attore, la star, all’interno di tutto questo.
Riggan è ossessionato dal suo passata glorioso che si manifesta proprio sotto forma di Birdman, il supereroe che ha interpretato 25 anni prima, la vocina dentro la testa che gli consiglierà di abbandonare questi spettacoli intellettualoidi per abbandonarsi al nuovo remake o sequel del famoso supereroe che sfondare il boxoffice e godere, come suggerisce il secondo titolo del film, L’imprevedibile virtù dell’ignoranza, di vivere felice e beato in una vasca piena di dollari in balia dell’ignoranza già citata prima.

Tutto avviene in circa due ore, montato con dei tagli fantasma che fanno sembrare il film un lungo e interminabile piano sequenza, ma che con occhio attento, ci accorgiamo degli interventi digitali e di alcuni tagli.
Il film brilla e vive di una vita che riesce ad attraversare lo schermo e invadere gli spettatori, nonostante i diversi piani del racconto: il film sarà visto dagli occhi di Riggan, ma in alcuni casi, forse per espandere il microcosmo di quello che c’è dietro un teatro, si ampliano alcuni piccole sottotrame degli altri attori protagonisti.

Davanti ad un’opera che potrebbe già a concorrere come uno dei miglior film di questo 2015, si presenta un grandissimo difetto nelle ultime battute del film, specialmente sul lato narrativo dove il film risulta assolutamente ridondante. La frenesia di voler raccontare qualcosa di intimo e profondo, porta Inarritu e realizzare non uno, non due, ma ben tre finali che risultano inarrivabili e sconclusionati.
Tutto questo crea qualche grattacapo, sembra quasi che Inarritu aveva in mente un modo di finire il film, ma la messa in scena non è esattamente quello che pensava e ha allungato il tutto fino all’ultima scena, dove i punti di vista hanno un passaggio di consegne e siamo costretti a non osservare più ma ad avere diversi punti di vista che non soddisfano l’eccessiva ridondanza del racconto mostrato.

Sicuramente un film ottimo sotto tutti i punti di vista, ma gli ultimi minuti rendono il film aperto a discussioni.

Voto finale: 8/10

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Archivio

Lettori

  • 8,141
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: