Il nome del figlio

Paolo e Simona aspettano un figlio. Lui è un agente immobiliare di successo, lei un’aspirante scrittrice di romanzi commerciali e dalla vendita facile. Una sera decidono di cenare a casa della sorella di lui, Betta, sposata con Sandro. Alla cena si aggiungerà anche l’eterno amico Claudio. La rivelazione del nome, troppo di ‘destra’ e di facile rievocamento di una difficile pagina della storia Italiana è l’inizio di una discussione che porterà a galla molti altri problemi e segreti che tutti si sono tenuti per più di venti anni.

Francesca Archibugi prende Cena tra amici, film francese e ne trae il suo remake e sorprendentemente questa versione italiana risulta anche più riuscita di quella francese. Taglia circa trenta minuti e ne regala novanta pieni di vita, movimentati, mai lenti e pop.
Davanti a quello che inizia come un piccolo scherzo, fa emergere contrasti ideologici, politici e umani tra i nostri cinque protagonisti. Francesco Piccolo, sceneggiatore degli ultimi anni di Nanni Moretti e di Virzì per il suo Il capitale umano, scrive un film che sì, propone stereotipi di personaggi già visti, ma non calca mai la mano, rendendoli più umani del previsto. Paolo (Alessandro Gassmann) è per natura egocentrico e questo renderà ogni parola o azione indirizzata a lui. Il film sembra incentrato su di lui, ma non lo è. Il suo essere divertente e voler stuzzicare gli altri, lo metterà in costante conflitto con Sandro (Luigi Lo Cascio). Davanti a lui, professore universitario come la moglie Betta e l’amico Claudio, musicista, politicamente schierati a sinistra, il conflitto politico è accennato, quasi con un tono ironico, non cadendo mai nelle accuse pesanti e nel classico clichè del ‘comunista’ o ‘fascista’. Lo stesso Sandro, Twittermaniaco, non ci viene mai presentato come un totale sociopatico, anzi, lui è consapevole di questa cosa e la sua forma mentis ormai si è adeguata a quei 140 caratteri e davanti agli assoli di ognuno nel riversare i propri problemi, gli occhi esterni, quelli che non parlano o accusano, ma che sanno guardare e capire, metteranno fine a tutto, perchè alcune volte basta poco, uno sguardo per capire problemi, segreti e disagi.

Il trasporto di queste persone, che non riesco ad affrontare la modernità dato il loro essere ancorati ad un’infanzia piena di negazioni, privilegi e segreti, porta questi adulti a confrontarsi oggi ed è facile leggere nei loro comportamenti, qualcosa di noi, che ci portiamo dietro da anni e che ha pregiudicato la nostra crescita.

Voto finale: 7,5/10

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