Exodus – Dei e Re

C’è qualcosa che non funziona più nel cinema di Ridley Scott. Anzi viene da chiedersi se mai c’è stata un’impronta decisiva del regista sulle sue pellicole. Andando a ritroso troviamo grandi capolavori che non presenta mai una linea continua di qualche tipo di poetica portata avanti dal regista, ma anzi si celebravano bellissime scenografie. Insomma, il primo Ridley Scott metteva grande cura nel dettaglio e la realizzazione finale ha portato nelle sale capolavori come Alien e Blade Runner, sempre considerando delle ottime sceneggiature che aveva tra le mani.

Oggi Ridley Scott, forse ancora scosso per il suicidio del fratello Tony (forse anche più bravo), sembra non trovare più la sua strada: Robin Hood (2010) era insapore e sapeva di già visto, Prometheus (2012) se non aveva tutta quella pubblicità del ‘prequel’ di Alien, sarebbe stato anche un film gradevole, The Counselor – Il procuratore (2013) è un film osceno e l’ultimo Exodus – Dei e Re non è da meno.
La parola per riassumere il film è la solita, il classico polpettone di 150 minuti di Ridley Scott, senza anima, senza una traccia autoriale, con sì grandi scontri, ma è inevitabile che la resa finale del prodotto è veramente al di sotto della media.

C’è un particolare che risulta interessante, inserito all’interno della narrazione. In un mondo dove molte più persone non credono più a nulla, quanto meno a Dio, Exodus si impone come un film biblico ma realizzato in modo ateo.
Dio c’è, ma non è consapevole di essere tale. E’ rappresentato come un bambino con meno di dieci anni, con i suoi desideri e i suoi capricci. Non riesce a gestire i suoi poteri e quando li ‘esercita’ sull’Egitto dando vita alle famose Piaghe, la resa è quasi comica, eccessiva, ridondante. Una manifestazione divina che fa di tutto per apparire stanca, distratta e quindi riconducibile a semplici cambiamenti o eventi climatici. Il Mosè di Christian Bale viene mostrato confuso, segue le indicazioni di Dio, ma capisce che ancora non è maturo e quindi non è convinto che i suoi ordini siano giusti o no, ma qualcosa lo spinge a farlo. Emblematica e significativa la scena finale, dove Dio e Mosè si scambiano le ultime battute e lo stesso Mosè riferisce che non è sicuro di quello che sta facendo, se sia giusto o sbagliato, ma lo vuole fare, il tutto senza aggiungere altro.

La rappresentazione di un popolo che non crede ciecamente al loro Dio perchè ancora infantile nei desideri e nelle manifestazioni e un Dio che deve crescere con il suo popolo per scoprire se son degni del suo amore.
Tolta questa interessantissima parabola, il film è totalmente dimenticabile.

Voto finale: 6/10

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