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2015, Film, Recensione

The Imitation Game

Quando si affrontano film del genere, di stampo biopic, la montagna da affrontare e scalare è sempre più grande e spigolosa. La vita di persone che hanno veramente contribuito a cambiare il mondo, quando impresse su pellicola, vengono sempre fraintese o approfonditi lati che per l’interesse dello spettatore non poi così importanti.
Questo è proprio il caso di The Imitation Game, film che aveva un potenziale pazzesco, ma finisce a raccontare una storia senza mai entrare in particolari o sentimenti.

L’analisi prende corpo anche a seguito delle otto nomination del film, totalmente esagerate data la qualità di certo non esaltante del prodotto finale.
Come per Big Eyes, di Tim Burton, la qualità televisiva del film è evidente. Scenografia scarse, fotografia patinata e una coprotagonista (Keira Knightley) inutile al fine della storia, ma inserita a forza e quindi che risulta più odiosa del previsto.
Grandi sono le inesattezze storiche. Non analisi da pignoli, ma semplicemente alcuni strafalcioni riguardo l’ambito lavorativo di Turing, ovvero, quella che poi verrà chiamata informatica: vengono fatte dire delle battute che per l’epoca era assai improbabile che si potessero usare determinati riferimenti tecnici (o teorici).
L’omosessualità di Turing è sul banco e si cerca di affrontare quel lato, quell’amore perduto e quella ossessione che non viene mai a fondo. Insomma, ad un occhio generale ci accorgiamo di come il film sia farcito di tante citazioni, tanti avvenimenti riferiti al personaggio di Turing ma che non hanno un vero e proprio senso narrativo all’interno del film.

Tutto rimane lì, citato e compiaciuto dal film per aver inserito quell’elemento.
Nomination assolutamente non giustificate, specialmente quella per miglior regia (regia assolutamente inesistente), miglior scenografia (in tutto il film ci saranno tre diverse ‘stanze’, pub, macchina e giardino) e miglior attrice non protagonista (Keira Knightley è in un limbo dove non riesce a stamparsi un ruolo e quindi arraffa ogni ruolo che riesce ad ottenere).
Un film che vive solo di una sua celebrazione nell’uomo, per via della persecuzione per la sua omosessualità e quindi inserito in un contesto di ‘grazia’ il film rende giustizia. Ma tutto qui.

Voto finale: 6/10

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