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2015, Film, Recensione

La teoria del tutto

La teoria del tutto, ovvero un film biografico, a metà, sulla vita del fisico e astrofisico Stephen Hawking.

Difficile poter catalogare un film del genere come un biopic quando non viene affrontato a viso aperto il genere: è sì un film biografico sulla vita di Stephen Hawking, ma vengono riportati solamente i fatti intimi, dell’uomo, della malattia. Le teorie, che hanno reso famoso Hawking, vengono giusto accennate o riassunte con un “ho vinto un premio”.
Il film quindi cerca di narrare la vita di Hawking, da quando era un giovane laureando, della scoperta della malattia e della sua progessione e delle difficoltà fisiche che aumenteranno sempre più, mettendo a dura prova la pazienza e la resistenza dello stesso Hawking come della moglie.

A far uscire il film dalla mediocrità sono le interpretazioni dei due protagonisti, Eddie Redmayne nella parte di Stephen Hawking e Felicity Jones nei panni della moglie Jane. Interpretazioni sublimi, forte per lui e raffinata per lei, che tengono l’attenzione alta per tutte le due ore di durata, a sorreggere una regia che cerca la compassione e la tristezza del vissuto, alcune volte troppo cercate e fastidiose.
Chi è Stephen Hawking? E’ l’astrofisico che ha rivoluzionato il modo di concepire l’universo o è un semplice docente universitario? Al regista non interessano le gesta importanti, sia a livello di scoperta teorica che di divulgazione scientifica della persona di cui si trova a narrare la storia, ma soltanto del suo disagio a dover affrontare questa malattia e pone la camera sul dramma familiare.
Interessante l’aspetto femminile del film, dove una Felicity Jones veramente intensa, interpreta una donna forte, in alcuni istanti fragile davanti ad un problema più grande di lei, ma è quella spalla a cui Stephen si aggrappa con tutta la forza possibile per poter andare avanti e superare quei due anni di vita rimasti che ad una prima diagnosi gli vengono dichiarati, ma che riuscirà ampiamente a superare e proiettarsi come uno dei più brillanti astrofisici ancora in vita.

Il resto è un lavoro da manuale, atto a puntare al cuore e celebrare la vita, ma non la scienza.

Voto finale: 5,5/10

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