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2014, Film, Recensione

Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate

Esattamente un anno fa, lanciai critiche pesanti contro il secondo capitolo di questa nuova trilogia ambientata nella Terra di Mezzo e per concludere decentemente il cerchio eccomi a parlare dell’ultimo capitolo della trilogia, Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, in anteprima.

La storia riprende esattamente dove l’avevamo lasciata: Smaug si avventa sulla città di Pontelagolungo e dovrà vedersela con Bard e la sua ultima freccia nera, l’unica in grado di scalfire la sua pelle. Dopo di questo, titolo del film e via, inizia questo viaggio, non troppo lungo, di circa due ore e mezza.
Alla base del racconto, la conquista e la rispettiva difesa della montagna da parte di Thorin Scudodiquercia e la malattia a cui viene esposto, la malattia del Drago. Thorin accecato dall’oro e dalla ricerca dell’Arkengemma, volterà le spalle alla promessa fatta a Bard L’arciere e deciderà di iniziare una guerra Nani contro Umani e Elfi pur di difendere la montagna. Purtroppo le truppe di Sauron comandate da Azog si stanno muovendo verso la montagna e i tre eserciti si vedranno costretti ad una battaglia contro migliaia di orchi. Chi vincerà? Chi avrà il controllo della montagna? Thorin ritroverà la ragione?

Le premesse sono le solite, ho amato alla follia la trilogia de Il Signore degli Anelli, ma questa nuova trilogia è povera, Jackson non riesce a riprete la magia e ogni episodio sembra troppo forzato. Anche l’inserimento di alcune personaggi inventati (l’elfa Tauriel) o ritorni che nel romanzo non ci sono (Legolas) sono veramente troppo forzati, anche se quest’ultimo ha un motivo in più per essere presente e grazie ad una battuta nel finale, si riesce a ‘perdonare’ la presenza di Legolas, ma Tauriel rimane inutile per tutti e due i film.
Il film è povero di idee, probabilmente il motivo dell’abbandono a più di un anno di pre-produzione del film da parte di Guillermo del Toro trova delle risposte e credo che arrivino solo in questo capitolo: Lo Hobbit è una semplice operazione commerciale, anche se ben camufatta. Camuffata perchè Jackson gira bene, ha sempre a cuore ogni suo prodotto e quindi l’attenzione al dettaglio è a livelli invidiabili, ma manca il cuore, manca l’anima e l’amore per qualcosa che prima era evidente che Jackson voleva veramente ma qui viene meno, dato che sembra stia eseguendo il classico compitino per casa. Le lunghe sequenze panoramiche sono le stesse, le battaglie (computer grafica veramente eccessiva e che porta alla stanchezza degli occhi e alla mancanza di quel bel cinema materiale che ci aveva abitutato sempre in tutti i suoi film) sono spettacolari certo, ma si sente quell’odore di ripetività che può stancare dopo un paio di minuti. Ecco il vero problema di questa saga, è tutto già visto.

Quando si parla di amore per una pellicola, si intende la voglia di realizzare un progetto e quindi cercare di realizzare un prodotto interessante, completo ed epico. Il problema dei capitoli precedenti era l’inserimento di una facciata ‘epica’ in un racconto che proveniva da un romanzo, Lo Hobbit appunto, che di per se è una fiaba; molto articolata e con molte sfumature, ma pur sempre fiaba, quel piccolo aperitivo che poi avrebbe dato vita alla grande battaglia, alla vera storia di guerra e sacrificio che è stato Il Signore degli Anelli.
Come detto prima, davanti a dieci minuti interessanti con Smaug, il film scende, non nella noia, ma in scene troppo lunghe, per aspettare l’arrivo delle rispettive armate ai piedi della montagna. Il minutaggio è così distribuito:
– un’ora di preparazione.
– un’ora e mezza di combattimenti su i diversi fronti.
Un’ora e mezza di combattimenti possono far gola a tutti, ma purtroppo non riescono ad essere così credibili, belli e epici come quelli visti ne Le due Torri o Il ritorno del Re. L’eccessiva computer grafica riesce sì a ‘mostrare’, ma si dimentica di ‘raccontare’ (problema che si pensava fosse risolto dopo 2001: Odissea nello spazio) e quindi si resta spettatori di un incredibile videogioco.
Cosa che fino alla fine di questa saga non sono riuscito ad apprezzare è la mancanza di un Bilbo protagonista. Quello che rimaneva affascinante nei film del Signore degli Anelli era la complessa psicologia del personaggio di Bilbo e speravo che questa saga potesse dare ampio spazio a questa trasformazione, ma oltre ad un Martin Freeman stanco, quasi invisibile, l’apprfondimento sul personaggio Bilbo è trasparante, anzi, non c’è proprio. Bilbo è vittima degli eventi ed è solo spettatore. Il suo ritorno nella Contea e rispettivo cambio di personalità, non vi è. Ma forse ci si aspettava qualcosa di più in questo capitolo quando alla fine, Bilbo ha più spazio solo nei primi due capitoli.

Nel complesso, film che si lascia guardare, ma non possiamo non pensare a quanto siano lontani i tempi del Signore degli Anelli.
Non bastano due ore di effetti speciali per fare un buon film.
Questo Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate è solo un film discreto che chiude una trilogia di cui non sentivamo il bisogno.

Voto finale: 6/10

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