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2014, Film, Recensione

Il ricco, il povero e il maggiordomo

Giacomo è un brillante broker. Ha una famiglia, una villa con piscina e il suo fidato maggiordomo, Giovanni. Durante un’uscita, investono il povero Aldo, disoccupato che sogna una licenza da ambulante, con annesso furgoncino, ma non ha i soldi e promette di non andare a denunciare l’accaduto in cambio di un ‘premio’ in denaro. Purtroppo, causa di alcuni investimenti sbagliati, Giacomo perde tutto e con il maggiordomo, che aspetta la sua liquidazione per potersi sposare, si fermano temporaneamente a casa di Aldo, mentre tutti e tre cercano e mettono in atto una soluzione per risolvere ogni loro problema economico.

Era dal 2010 che non vedevamo un lungomentraggio del famosissimo trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. Dopo una serie di esperimenti poco riusciti in fatto di incassi e critica, come Tu la conosci Claudia? e il vuoto Il cosmo sul comò, sembrava che i tre nel 2010 con La banda dei Babbi Natale, grazie a ottimi incassi e critica favorevole, avessero finalmente trovato nuova linfa vitale e questo film conferma tale idea. Certo, davanti a film memorabili come Tre uomini e una gamba, Così è la vita e Chiedimi se sono felice, La banda dei Babbi Natale presentava un racconto poco ambizioso, lineare, leggero ma sicuramente divertente. Il ricco, il povero e il maggiordomo conferma questa direzioni artistica.
Al centro di tutto c’è l’evidente sodalizio artistico che lega i tre da più di trent’anni e quindi qualunque personaggio decidano di interpretare, le sfumature caratteriali del singolo saranno le stesse già viste in altri film, in particolare il personaggi di Aldo su tutti.
Se ci avevano abituato a delle storie toccanti, commuoventi e anche da perderci qualche lacrima (di gioia e di tristezza) ora il trio cerca una morale semplice, che si sviluppa solo in superficie e non scavando più a fondo come facevano prima.
Quindi si parla di amore, di famiglia e più di tutto, di amicizia.

Il trio, da sempre grandi cinefili, inseriscono molte citazioni cinematografiche andando a toccare anche il Django di Tarantino. Se ad una prima parte il film risulta troppo statico, scivola meglio nella seconda parte, grazie anche alle prove convincenti di Massimo Popolizio e di una bellissima Francesca Neri.
In conclusione, buon film di Aldo, Giovanni e Giacomo che sembrano voler continuare con una ‘poetica’ che ha avuto successo con La banda dei Babbi Natale, anche se da loro ci aspettiamo sempre qualcosa di più, ma sicuramente un film che vale dieci volte più dei classici cinepanettoni ripetitivi e anonimi.

Voto finale: 6/10

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