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2014, Film, Recensione

Big Hero 6

  BIG HERO 6 E LA RIVINCITA DEI NERD

La Walt Disney Animation Studios propone al grande pubblico, in chiusura di questo 2014, un piccolo capolavoro di tecnologia, portando sul grande schermo Big Hero 6, film d’animazione nelle sale italiane a partire dal prossimo 18 dicembre.

È la storia di un adolescente, Hiro Hamada, scapestrato ragazzetto dai capelli elettrici, orfano di entrambi i genitori che vive con l’isterica zia e il fratello maggiore; è un piccolo genietto della robotica, alla ricerca del proprio posto nel mondo. Tuttavia, quando pensa di aver trovato la propria strada è allora che le sue certezze si infrangono, anzi vanno letteralmente in fumo.
Così, quando ormai tutto sembra perduto, ecco spuntare davanti ad Hiro un’ancora di salvezza, un inaspettato e improbabile compagno di avventure, un enorme marshmallow dall’aria rassicurante e coccolosa, Baymax.
È un robottone medico programmato per assistere i pazienti, con la priorità di prestare  soccorsi a chi presenta sintomi fisici ma anche umorali, andando ad assecondare le instabilità adolescenziali di questo insoddisfatto ragazzetto.

Il luogo d’ambientazione della vicenda è una città finzionale, San Fransokyo, fusione di parole e di stili, un mix di occidente e oriente, dando vita ad un luogo che non vuole creare solo un intreccio di spazzi ma anche di culture, di tradizioni e di usanze.
La metropoli rievoca nella sua fisicità la San Fracisco statunitense, con i suoi sali e scendi per le dolci colline, con uno dei posti emblema della città, il Golden Gate Bridge e con i suoi cable cars, tipici tram elettrici simbolo della mobilità cittadina.
Tuttavia, non mancano gli innumerevoli richiami alla cultura orientale che emergono sia a partire dai nomi dei personaggi, come quello del protagonista Hiro (che in giapponese significa “abbondanza”, “prospero” riferite alle grandi doti e abilità di questo teenagers prodigio e che al tempo stesso ricorda la pronuncia fonetica della parola anglofona “hero”= eroe) che dagli ideogrammi. Questi segni propri della scrittura giapponese, che con le loro forme ed i loro colori, arricchiscono e decorano una città tecnologica e moderna, andando ad addolcire quelle linee rigide segnate dall’architettura moderna e dal processo tecnologico.
I numerosi koinobori, gli aquiloni a forma di carpa, si tramutano qui in vivaci oggetti all’avanguardia tecnica che volteggiano sinuosi e delicati al delicato soffio del vento, nei cieli di San Fransokyo, ci ricordano come Super Hero 6 si rivolga ad un pubblico infantile, rendendolo una vera e propria “festa dei bambini” (festività della tradizione giapponese che va a chiudere la serie di festeggiamenti stagionali primaverili della Settimana d’Oro Gooruden Uiiku) ma che tuttavia non dispiace neppure ai grandi.

Divertente, ironico, sagace, Super Hero 6 si offre con una naturalezza e un’innata spontaneità al pubblico di ogni età che apprezza la semplicità e l’originale creatività della costruzione.
Un sorriso divertito sboccia sulla bocca di molti nella visione di uno Stan Lee che veste i panni di un personaggio animato, quasi a voler rendere omaggio ad uno dei grandi fumettisti della Marvel Comics, dalla quale l’omonima serie di fumetti ispira i personaggi della vicenda tratta.
Una nuova squadra di inverosimili super eroi invade il grande schermo, a cui Hiro fa da capo, guidando questa truppa di inventori in una missione contro un cattivone mascherato.
Una banda di nerd, fanatici della scienza, si fa spazio per le strade di San Fransokyo; abbiamo Wasabi, il ragazzone afro bacchettone, fanatico dell’ordine e delle regole, Honey Lemon, la ragazza alla moda che non rinuncia alla sua borsetta nemmeno in combattimento, GoGo Tomago, l’asiatica dark ostinata, sempre pronta ad infrangere le regole, e per concludere in bellezza Fred che vive in un mondo tutto suo, fatto di mostri e super eroi, poiché fanatico di fumetti e grande sostenitore delle invenzioni dei suoi amici.

Il film risulta una miscela di tematiche che si mescolano sapientemente in un esperimento d’animazione dal nome Big Hero 6 e se qualcuno non dovesse provare sulla propria pelle gli effetti positivi dopo tale somministrazione visiva, suggerisco di guardarlo da un’altra prospettiva.

Una raccomandazione: non osate scollare i vostri sederi dalla poltrona fino alla fine dei titoli, perché questa attesa vale veramente la pena.
E con questo vi auguro una divertente visione e “Bà-la-la”!

Voto finale: 8.5/10

Elisabetta Da Tofori.

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