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2014, Film, Recensione

Frank

Recensione pubblicata su NucleoArtzine.com

Jon è un ragazzo che passa le proprie giornate a scrivere testi di canzoni e sogna di diventare un grande musicista. Una sera si trova a dover sostituire il tastierista di una band d’avanguardia che suona nella sua città, gli Soronprfbs, che ha nel suo leader Frank un cantante che vive perennemente indossando una testa di cartapesta. Nessuno ha mai visto il suo vero viso. Nonostante la serata non vada per il meglio, Frank invita Jon ad unirsi alla band, che si appresta a ritirarsi per registrare un nuovo album. Jon accettando, scoprirà con il tempo la band e il mistero che si cela sotto quella testa di cartapesta.
Con toni che passano dal film indie arrivando al drammatico – toccando anche la commedia – Frank è più un film indie incentrato sulla musica, sul suo valore e sull’influenza che ha sulle persone che fanno di essa un mestiere. Per gli spettatori è difficile poter capire chi sia la “persona”di Frank, così misteriosa, ma mai invisibile, come la sua stessa band, composta da persone in preda a continui cambi di personalità e manie suicide.
Jon cerca con tutte le sue forze di capire Frank, riportando tutto su piattaforme social quali Youtube, Twitter e blog, e tuttavia nel momento in cui crede di aver compreso tutta la sua stranezza ecco che il cantante gli sfugge di mano, muta, rendendosi sempre più estraneo ai suoi occhi – ma sempre accolto a braccia aperte dalla sua band. Frank è l’anima del gruppo, la sua genialità l’ancora di salvezza per tutti. C’è però una domanda: perchè una persona così geniale e così portata per la musica non cerca la popolarità e il successo che si merita inserendosi in una cornice puramente commerciale?

Questa è la domanda che si pone Jon e sarà questo l’inizio della fine degli Soronprfbs.
Lenny Abrahamson cerca di trovare quell’equazione che lega il successo mediatico e commerciale al dono naturale. Il compromesso ci sarà, ma porterà all’estremo le conseguenze del gruppo e di Frank stesso, interpretato brillantemente da Michael Fassbender – che per via della testa di cartone, non vedremo mai in volto, ma che ci riscalderà con una recitazione fisica da brividi e una voce calda e ipnotica.
Così come lo stesso Frank ci sfuggirà più volte, mostrandosi sempre misterioso e pieno di sfumature che spariscono nel momento in cui le afferriamo con lo sguardo, anche il film cercherà di narrarci alcuni legami che sono intelligentemente marcati senza essere troppo invasivi: la relazione tra l’instabilità mentale e il dono naturale, il valore di un gruppo alternativo e la svendita del mondo del commerciale – simbolica quanto spassosa una scena in cui Frank, partecipando ad un festival per musicisti molto famoso, si presenterà vestito da prostituta. Tutto ciò è narrato da Abrahamson attraverso quella testa di cartapesta che, nelle sequenze finali, scompare per mostrarci chi è veramente Frank, con la sua sincerità e il suo incredibile talento artistico.

Voto finale: 8/10

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