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2014, Film, Recensione

Doraemon – Il film

Nobita è un bambino di 10 anni destinato ad un futuro di insuccessi a causa della sua natura pigra e indolente. Per evitare che diventi un vero e proprio perdente, arriva in suo soccorso Doraemon, una sorta di “Fratello Maggiore” con il compito di aiutarlo a difendersi dai bulli Gian e Suneo e a diventare un ragazzino assennato e un adulto responsabile.
Per riuscire nell’intento, Doraemon utilizza una serie di incredibili e magici gadget, i chiusky, che in questa occasione condurranno il gatto azzurro e il piccolo Nobita nel futuro per provare a modificare una sorte che gli si preannuncia non proprio felice, soprattutto sul lato sentimentale…

Doraemon, nato nel 1969, ha riempito occhi e cuore di molti bambini. Oggi ritorna al cinema in una nuova forma, interamente realizzato in computer grafica, Doraemon Il Film vince la sua sfida, arrivando vittorioso al traguardo puntando su quello che ha reso il gatto tondo e blu così importante nel mondo, tanto da essere stato definito negli anni 2000, un vero eroe asiatico; parlare di fiducia, amicizia e buoni sentimenti verso gli altri, ma anche dell’importanza di avere fiducia nelle proprie capacità e di creare qualcosa per il bene del proprio futuro.

Sono questi i punti per cui milioni di bambini (sottoscritto compreso) si sono innamorati del gatto Doraemon, questo improbabile personaggio che cerca di aiutare un bambino con problemi comuni (scuola, amici, primi amori) con la finalità di rendere Nobita un bambino responsabile e giudizioso.
La resa grafica di questa versione realizzata al computer potrebbe far storcere il naso a qualche purista o agli addetti ai lavori della critica, in quanto è noto un lavoro minimo, ma tutto è giustificato per il bersaglio a cui questa freccia è diretta, vecchi nostalgici e bambini e se da parte di questi ultimi il bersaglio è grande e facilmente raggiungibile, colpire quel piccolo cerchio di persone ormai cresciute era una missione difficile e di poteva cercare in una sorta di reinterpretazione della storia per portare qualcosa di nuovo (ricordate il film di Capitan Harlock?), invece con la semplicità e genuinità del personaggio originale, Doraemon rompe ogni barriera e arriva a bersaglio.

La trama di spalma bene nell’arco dei novanta minuti e alla fine riporta un interrogativo importante: nel momento in cui Nobita crescerà, dove andrà Doraemon? Tornerà nel futuro, dove ogni bambino è inesorabilmente diretto, senza più quella mano amica che ci ha insegnato ad essere quello che siamo.
Doraemon chiude il suo ciclo come un’infanzia che ricordiamo, un periodo spensierato che riportiamo alla mente con un sorriso a settantadue denti, dove ci accorgiamo della genuinità delle nostre parole e dei nostri comportamenti. Siamo cresciuti e abbiamo intrapreso la nostra strada ma siamo inesorabilmente attratti dal passato, a rinchiuderci in un cassetto di ricordi quasi fosse l’infinita tasca da cui Doraemon tirava fuori i suoi chiusky.

Quella piccola manina tonda e bianca ora non c’è più, sicuramente impegnata ad aiutare altri piccoli uomini nella loro avventura nel diventare adulti. Chiuso il cassetto dei ricordi, ci voltiamo per lasciare la stanza, ma non possiamo varcare l’uscio senza girarci di nuovo, osservare la stanza ormai vuota e sperare che da un momento all’altro Doraemon possa ritornare a farci visita con quel suo sorriso.

Voto finale: 7.5/10

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