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2014, Film, Recensione

The Judge

L’avvocato di successo Hank Palmer (Robert Downey Jr.) dopo la notizia della morte della madre, decide di tornare nell’Indiana per il funerale. Nella sua vecchia cittadina di infanzia ritroverà vecchie storie, ex fidanzate, i fratelli e il padre, il giudice Palmer (Robert Duvall) e scopriremo che i rapporti tra padre e figlio non sono dei migliori, ma durante questo breve soggiorno il giudice viene accusato di omicidio, pur non ricordando nulla dell’accaduto. Spetterà al figlio difenderlo dall’accusa di omicidio e nello stesso tempo, ricucire un rapporto perso da decenni.

The Judge, prima opera prodotta dalla Team Downey, casa di produzione dello stesso Downey Jr. e moglie, nonostante una pubblicità massiccia, si rivela un film dal sapore di già visto.
Downey Jr., da grandissimo attore promettente che era, dopo aver indossato l’armatura di Iron Man, oltre a smettere di recitare per abbracciare i milioni di dollari, non riesce più a farne a meno: questo avvocato è la copia sbiadita di Tony Stark/Iron Man prima e Sherlock Holmes dopo, cinico, strafottente, con il senso civico dalla parte opposta, che con il progredire della storia, cambierà direzione.

Film americano buonista e patriottico. Le storie di ritorni nella propria cittadina di origine sono sempre apprezzati dal pubblico statunitense, ancor di più quando ci sono anche dei rapporti familiari da ricucire. Robert Duvall si muove bene nel film, grandissimo attore attivo dagli anni ’60, non deve certo dimostrare nulla per dire a tutti che è un attore mostruoso e la sua prova è sempre buona. Meno Robert Downey Jr. che come detto prima, è diventato quasi una macchietta di se stesso. Peccato. Sempre bella e brava Vera Farmiga a interpretare la sua ex fiamma e il sempre bravo Vincent D’Onofrio nel ruolo del fratello maggiore che si fa carico di tutto.

Un film di buoni sentimenti che si ferma qui, cerca la strada già asfaltata per andare sul sicuro. Finale particolare, che pur nella linea del buonismo americano, cerca una strada differente e quindi si fa apprezzare, ma nel complesso un film che vive solo nei momenti in aula, durante il processo e nei confronti padre-figlio. Il resto delle sottotrame vengono aperte e chiuse ma si sente che sono essenzialmente inutili (o almeno, già viste e riviste).

Voto finale: 6/10

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