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2014, Film, Recensione

Annabelle

C’era una volta The Conjuring – L’evocazione, notevole film horror diretto da James Wan che a fronte di un budget minimo, riuscì a incassare milioni di dollari, ottenendo anche consensi ottimi dalla critica.
Non è la prima volta che vediamo o sentiamo il nome di James Wan, inizialmente si fece conoscere con il thriller Saw, ingiustamente proseguito ed evoluto a semplice film splatter per ragazzi. Poi arrivò Insidious a confermare la tecnica e la costruzione della tensione da parte di Wan. Infine, la consacrazione definitiva con The Conjuring.

All’interno di quel film, c’era questa bambola, che per un motivo o per l’altro si è deciso di fare questo prequel/spin-off e lasciare la regia al direttore della fotografia di Wan, John R. Leonetti, che nel corso degli anni si è cimentato anche come regista di pellicole facilmente dimenticabili.
Quindi la storia è incentrata su questa nuova famiglia americana, siamo verso la fine degli anni ’60 anche se questa cosa è abbastanza irrilevante in quanto non si cerca di marcare su questa cosa e non c’è nessun tipo di didascalia, ma ci basiamo molto sull’aspetto misogino della donna a casa a fare la maglia e televisioni con le manopole.
L’ossessione della donna, moglie e presto mamma, per le bambole di porcellana, porterà all’acquisto da parte del marito di questa bambola mancante della collezione, la futura Annabelle.
Se ad un primo impatto sembra che l’atmosfera e la regia preannunci qualcosa di rispettabile, dopo pochi secondi le nostre certezze vengono meno davanti ad uno spettacolo sicuramente discutibile. La trama è la solita storia vista e rivista, di una banalità pazzesca contornata dai soliti stereotipi dell’horror.
Per non parlare della sceneggiatura e della recitazione veramente a livelli IMBARAZZANTI.

La parte peggiore del film è proprio quello che aveva fatto di Wan un autore interessante: la costruzione della tensione.
Il percorso di Wan era, in poche mosse e riprese, con le giuste luci, creo un’atmosfera tetra, giusta per il racconto, poi faccio arrivare al culmine della tensione, liberando con dinamiche differenti dal solito salto sulla poltrona.
Il percorso di Leonetti, in questo Annabelle è stato: faccio come Wan ma appena posso metto le scene improvvise così il pubblico salta sulla sedia.
Ok, qualcuno potrebbe dire che un horror deve fare questo, mettere paura, ma dal momento che la pubblicità come prequel/spin-off di The Conjuring è stato veramente ossessivo, il confronto è d’obbligo e se The Conjuring era un horro diverso dagli altri, quasi più maturo, Annabelle si ritrova ad essere catalogato come classico horror per teenager.

Ma non tutto è brutto. Lode alla fotografia e alla resa estetica di alcune scene. La presenza demoniaca sarà presente in alcuni punti finali e il modo in cui è rappresentato è interessante. Ma tutto questo non salva un film dalla fossa. Specialmente inutili virtuosismi di regia per non parlare delle lunghe sequenze in piano sequenza totalmente inutili.

Voto finale: 4,5/10

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