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2014, Film, Recensione

Boxtrolls – Le scatole magiche

Lo studio LAIKA dopo Coraline e la porta magica e ParaNorman, porta al cinema il suo terzo lungometraggio, animato totalmente in Stop-Motion, Boxtrolls – Le scatole magiche.

Già presentato al recente Festival di Venezia dove ha ricevuto critiche più che positive, il prossimo 2 ottobre la pellicola arriverà anche nelle sale italiane e non se ne posso che parlare bene anche io.
La cittadina di Pontecacio è amministrata da Lord Gorgon-Zole, amante del formaggio e delle ore notturne ad assaggiarne ogni tipo esistente insieme alla sua cerchia di persone importanti come lui, che si distinguono dagli altri, grazie alla loro tuba bianca. Dall’altra parte abbiamo il malvagio, avido di potere (e di tuba bianca), Archibald Arraffa, disinfestatore (dalla tuba rossa) di Boxtrolls, piccoli mostri gentili e ingegneri, che vivono durante la realtà nottura della cittadina solo per recuperare vecchi pezzi che gli uomini gettano via, ma che vengono venduti come una minaccia proprio da Archibald e la sua unica missione, per ottenere un posto nella cerchia delle tube bianche è proprio quello di eliminare ogni Boxtrolls esistente, ma dovrà vedersela con Uovo, ragazzo cresciuto con i Boxtrolls che cercherà di far capire a tutti la vera natura dei Boxtrolls.

Come nei film precedenti dello studio e anche per ‘dovere’ di trama, in questo film è chiaro il concetto della divisione: c’è il mondo degli umani di sopra e il mondo dei Boxtrolls, di sotto. Questa divisione è inserita in due contesti, sia visiva che ideologica. Viaggiamo sui stessi binari di altri film d’animazione come Dragon Trainer, due mondi diversi, quasi sempre ostili, la mancanza di comunicazione di questi due se non con la violenza e a risolvere tutto, sarà il diverso, in questo caso Uovo, bambino cresciuto con i Boxtrolls che essendo una creatura a metà tra umano e Boxtrolls, troverà la forza per evolvere, sia come bambino che come mostro per poter rompere questo schema, questa divisione e cercare anche la comunicazione, sia sociale che familiare, con queste figure paterne che per egoismo o altro non riescono a vedere il mondo con gli occhi di questi protagonisti dal buon cuore e marchiati da un coraggio necessario per far cambiare le cose.
Con una cura maniacale dei dettagli, una ricostruzione della città che riporta un ‘800 in salsa steampunk, una stop-motion curata al minimo dettaglio, umorismo e buona dose di gotico, più vicino a Selick che Burton, ma tutti e due fortemente hanno influenzato lo stile di queste pellicole.
Boxtrolls si rivela un film fantastico, potrebbe non attirare una visione, ma con il proseguire della narrazione, non si può rimanere neutrali davanti tanta cura e amore per il cinema.

Voto finale: 8,5/10

Rimanete in sala durante i titoli di coda, assisterete ad una delle scene metacinematografiche più belle dai tempi di Scream.

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