The Giver – Il mondo di Jonas

Non mi capita spesso di vedere un film per un aspetto estetico quale, in questo caso, un progressivo bianco e nero della pellicola che avanzando con la narrazione, arriva al colore. Di norma, da spocchioso che sono, ma poi mi esalto per Batman, tendo una particolare attenzione a quello che è l’aspetto più mistico della sceneggiatura. Quella battuta, quella sequenza che anche con un solo cenno della testa, dice milioni di cose (vedi L’arte di vincere).
Insomma, attirato da questa cosa vado a vedere questo The Giver – Il mondo di Jonas. Vergine dalla lettura del libro, ma come ripeto sempre, un film vive al cinema e per il prodotto che è, non per il paragone con la fonte, mi trovo davanti un film che non riesco a catalogare bene. Sembra un ottimo film, come sembra qualcosa di già visto e ripetitivo.

Per parlare di questo film dobbiamo fare alcune precisazioni: il romanzo da cui è tratto questo film, primo di una quadrilogia finita nel 2012, è uscito nel 1993. Con il passare degli anni, la visione distopica dell’umanità, più Orwelliana che Bradburiana, ha raggiunto vette commerciali più alte grazie (o per disgrazia, questo è ancora da vedere) a romanzi come Hunger Games (2008) e Divergent (2011). Questi due titoli, non sarebbero mai nati se dietro ad essi non ci fosse stato, appunto, il romanzo The Giver. E qui la mossa sbagliata; far uscire The Giver, con una narrazione totalmente commerciale e in linea con i predecessori, ricalcando la mano su qualcosa che già esiste, senza lasciare una vera e propria impronta.
La stessa cosa è successa a John Carter, flop pazzesco al botteghino per un film che mischiava il genere fantasy alla fantascienza spaziale. E’ come unire Il signore degli anelli a Star Wars. Anche qui la stessa cosa: il primo romanzo di John Carter è uscito, pensate, nel 1911, a capitoli, per vedere un’unica edizione nel 1916 e sarà quello darà vita poi a Il signore degli anelli prima e Star Wars poi. Insomma, come John Carter, The Giver – Il mondo di Jonas è un film che doveva esistere prima e non ora e se mai si sentiva il bisogno di produrre un film del genere, servivia un’impronta massiccia.
Per carità, il concetto della società che ha bandito le emozioni per vivere tutti in armonia e equilibrio è nobile, ma davanti la scoperta di questi sentimenti da parte del nostro protagonista, ci si aspettava una maggiore approfondimento. Ottimi come sempre Meryl Streep e Jeff Bridges, che sono anche il problema in quanto nel confronto con questi ragazzi protagonisti, il vuoto recitativo e la mancanza di esperienza si fa sentire pesantemente.

Ottima la resa estetiva e visiva, perchè dobbiamo dirlo, visivamente il film è accattivante, sia per l’uso sapiente e intelligente del colore/bianco e nero, sia per la realizzazione del futuro. Siamo abituati ad un futuro ipertecnologico, tutto colorato, pop, pacchiano, qui invece si rappresenta al minimo indispensabile (ecco qui invece è più Bradburiano), fantascienza minimale, nulla di eccessivo e ricorda molto sia Bradbury che Asimov.
Il finale è la parte più coraggiosa. Il film tira fuori il meglio di se, ma ormai è tardi per catalogarlo come qualcosa di speciale e unico. Bella la citazione finale a Quarto Potere.

Voto finale: 6/10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: