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2011, Film, Recensione

L’alba del pianeta della scimmie

In vista dell’uscita imminente del sequel, recupero il primo capitolo che ancora non avevo avuto modo di vedere.

  Un farmaco sperimentale per la cura contro l’Alzheimer, dimostra grandi progressi durante la sperimentazione sulle scimmie, ma nel momento in cui la loro scimmia più promettente, che dimostra un’elevato aumento delle capacità intellettive, si dimostra violenta, si pensa che il farmaco non ha avuto successo, quindi si abbatte la scimmia e la ricerca ritorna alla fase di partenza.
In realtà, la violenza della scimmia era una conseguenza del suo aver partorito da poco e quindi un comportamento di difesa per difendere il suo piccolo. Il piccolo nascituro verrà preso in ‘adozione’ dal dottor Will Rodman (James Franco) che la crescerà e gli darà il nome di Cesare. In poco tempo scoprirà che la madre ha passato geneticamente il farmaco al figlio che si presenterà come una scimmia che la farà evolvere, quasi mutandola e nel momento di debolezza, cercherà di cambiare le sorti di se stesso e di altri della sua specie.

Ci sarebbe tanto da parlare per questo film, ma non sarebbe mai abbastanza, in quanto sotto quel minutaggio di film, si nascondono molte prospettive, pensieri che si potrebbero espandere all’infinito.
Il film è pieno di simboli, alcuni semplici, come il nome dato alla scimmia leader, Cesare, dove c’è poco da spiegare, come al sacrificio  di una scimmia in particolare per evitare la morte di Cesare nelle battute finali del film. La scrittura del film, se ad un primo impatto sembra molto povera, è più ricca di quel che sembra.
Chiaro un riferimento al classico scontro tra civiltà, tra i più civilizzati e quelli meno civilizzati, ma in un mondo dove vengono dettate nuove regole, solo chi riuscirà a vivere senza problemi, riuscirà ad andare avanti.

La parte più riuscita, nonostante si allontana molto dai film originali da cui è tratto è nell’approccio evolutivo: Cesare è una scimmia che sì, è evoluta tramite un farmaco creato dall’uomo, ma è un privilegio che ha acquisito naturalmente durante il parto. Cesare è l’ibrido tra la potenza distruttiva della natura e la voglia di evolvere degli umani. Come succedeva in Jurassic Park, la voglia di giocare a fare Dio, è una prerogativa dell’uomo, come il bambino che da piccolo vuole fare il mestiere del padre.
Fondamentale è la rivoluzione di Cesare e delle altre scimmie (mutate anch’esse per opera di Cesare). Obiettivo di questa ribellione, non è il controllo del mondo, ma semplicemente essere liberi e vivere nel proprio mondo (ecco lo scontro tra civiltà). Il finale è chiaro, gli uomini sono nella città e le scimmie nei boschi. Ma quand’è che tutto cambia? Quando questo farmaco sperimentale, se respirato, diventa un virus mortale per l’uomo e grazie al classico contagio tramite aereo (ricordate L’esercito delle 12 scimmie) ecco che la rivoluzione non è opera di Cesare, ma semplicemente il mondo sta mutando e il virus decimerà la popolazione mondiale, mettendo automaticamente a capo della catena evolutiva non più l’uomo, ma le scimmie, immuni a tale virus, anzi, potenziandole.
Questa è solo una delle tante sfumatura del film che nonostante di allontanano per natura alla serie di film originali, rappresenta un nuovo e ottimo punto di vista su una saga immortale.

Voto finale: 7,5/10

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