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2014, Film, Recensione

Transformers 4 – L’era dell’estinzione

Pubblicato su Overnewsmagazine.com
Di solito, quando mi accingo a distruggere film del genere, alla fine mi esce il solito pappone lunghissimo. Proverò ad essere più breve possibile, ma sicuramente non ci riuscirò

Ritornano i Transformers in questo sequel (che ha un sapore di reboot), sempre diretto dal criticatissimo Michael Bay e dalla sua squadra di sceneggiatori presi nelle parti più oscure del pianeta, ricoperti d’oro per scrivere cinque banalità messe in riga. Anzi, ‘scrivere’ qui è già un parolone perchè è proprio questo il problema che ha afflitto questa saga cinematografica che, nonostante la critica massacri ogni film, il boxoffice regala alle tasche dei produttori il miliardo a film: la totale mancanza di una trama.
Diciamocelo, l’unica cosa che funziona in questa serie di film sono gli effetti speciali curati e i combattimenti. Per tre film abbiamo visto combattimenti che non riuscivamo a seguire, sia per una mancanza di tecnica registica da parte di Bay (ma non è il suo unico difetto) sia per delle coreografie confuse. Se a tutto questo mettete anche che gli stessi Transformers avevano un design molto confuso, era praticamente impossibile capire dall’inizio alla fine, le dinamiche di un combattimento.
A questo è venuto in soccorso Pacific Rim, film dello scorso anno di Guillermo del Toro, che presentando dei giganteschi robot, dalle sembianze umanoidi e con una regia accurata e dei movimenti chiari, era evidente che, nonostante sia piaciuto o no, era, almeno nei combattimenti, nettamente superiore alla saga di Bay. Così in questo Transformers 4 hanno rivisto tutto il design dei robot, facendoli assomigliare più a alieni umanoidi e con coreografie meno esuberanti, ma più pratiche. Ma questo cambiamento non è servito per fare un film decente.

Come detto prima, quello che attira il pubblico a vedere questi film, sono i combattimenti tra robot, ma essendo un prodotto puramente cinematografico e di intrattenimento, ci si aspetta un minimo di trama, ma è questo, il grande buco nero di questa saga: la trama non esiste, se non qualche battuta che più per delineare una narrazione o un personaggio, serve per portare al combattimento successivo. Se fino a una decina di anni fa avevamo ottimi film, blockbuster, di intrattenimento, oggi abbiamo questi tipi di film, come per The amazing Spider-Man 2, prodotti cinematografici tutto effetti speciali, con scene montate con successione senza un senso logico. Manca un personaggio carismatico, con un background già definito. Tra tutti i protagonisti, abbiamo il picco più basso, con la protagonista femminile, che non fa altro che urlare per tutto il film, mentre il picco più alto, lo abbiamo con Stanley Tucci. Un grande attore che si piega a questi film è sempre brutto, ma sono sempre delle miniere d’oro, ma la sua versatilità è sublime e incredibilmente, in tutta la seconda parte del film, risulta il personaggio meglio scritto e quello di cui ci si ricorda di più a fine film. La cosa che più fa pensare, è che Tucci è solo un co-primario. Perchè Wahlberg non rimane, interpretando il solito americano, mentre Tucci che è in secondo piano, risulta più affascinante?

Un problema enorme e fastidioso avviene nella seconda parte del film, ambientato in Cina (anche qui, il perchè tutto si svolge in Cina è scritto così male che mi duole la testa solo ricordarlo). Come sappiamo questa quarta incarnazione cinematografica dei Transformers è una co-produzione cinese e, come sappiamo, un minimo di product placement è palese in ogni film.
Per chi non sapesse di cosa sto parlando, il product placement è quando nel film si vedono vestiti firmati, cibi di una particolare catena di fast food. Insomma, l’inserimento di un marchio, per pubblicità, in un film. Alcune volte è palese, altro inserito, ma che non da fastidio. Ecco, il product placement di Transfomers 4 è sia palese e sia fastidioso.
Per tutta l’ora finale, ambientata in Cina, c’è un’ossessiva ricerca della camera di mostrare tutti quei cartelloni pubblicitari, ma invece di far passare la camera per seguire la scena, la camera si ferma proprio a inquadrare quella marca, per poi girarsi e seguire la scena. Insomma, nulla di più fastidioso per vedere un film del genere.
Come sappiamo Michael Bay viene dal mondo delle pubblicità e dei videoclip e quindi si potrebbe anche giustificare la sua mancanza di stile o, come detto all’inizio, la sua seconda grande lacuna, la mancanza di ritmo per narrare: abituato a clip che vanno dalle decine di secondi a qualche minuti, un polpettone da quasi tre ore, Bay non riesce a gestirlo. Gli spostamenti, gli inserimenti di trame nella storia sono forzati, non servono a nulla e tutto avviene con un ritmo blando e fastidioso.

Ultima nota per i Dinobot, inseriti per dare quel tocco di novità. Anche qui, scommessa persa in partenza. I Dinobot non sono altro che Transformers che invece di trasformarsi in auto, si trasformano in dinosauri. Nulla più, ed hanno una parte talmente piccola (e muta) che non si capisce chi sono, da dove vengono, perchè non vogliono aiutare gli Autobot. Insomma, il caos più totale.

Transformers 4 – L’era dell’estinzione, insieme a The amazing Spider-Man 2, rappresenta quel tipo di cinema che NON è cinema, ma solo ROBA da presentare in sala per fare più cassa possibile. Eppure alle persone questo caos piace.
In Transformers 4 – L’era dell’estinzione, l’unico che deve estinguersi è Michael Bay.

Voto finale: 4,5/10

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