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2013, Film, Recensione

Under the Skin

Articolo pubblicato su OverNewsMagazine.com
Presentato all’edizione 2013 del Festival di Venezia, il nuovo film di Jonathan Glazer è stato accolto tra i fischi. Uscito in patria e probabilmente mai in Italia, il film invece, sorprende.

Scarlett Johansson interpreta un alieno, che giunto sulla terra per rapire e eliminare uomini, si copre di una pelle umana per passare inosservato.
Di difficile interpretazione è questo film. La classica metrica narrativa si allontana per lasciare spazio a 100 minuti di immagini, alcune volte totalmente astratte, di musiche (colonna sonora da brividi e parte fondamentale del film) e di un’interpretazione fredda, glaciale e profonda, della stessa Johansson.
Se il film presenta una prima parte ripetitiva, trova meglio la sua dimensione, sia per messaggi che contenuto, nella seconda metà, con l’incontro dell’alieno con un uomo dal viso deformato. Lì, quell’involucro vuoto, che lascia intendere sia proprio caratteristica di questa razza aliena, comincia a provare emozioni e vuole vivere la classica vita umana. Ci proverà ma non potrà farlo: lui, sotto la pelle di una donna umana, è un umanoide nero come la pece, nero come quel liquido denso, dove lascia morire, nel limbo tra verità o sogno, le sue vittime.
Eppure, in questi goffi tentativi di ‘vita’ vediamo il lato più sensibile e tenero del film. Strizzando l’occhio per presentare un film strettamente femminista, trova il punto più alto nella scena dello specchio, dove l’alieno cerca di osservare ogni parte di quella pelle che ha adottato per la permanenza sulla Terra (primo nudo integrale della Johansson) o anche quando cercherà di provare un rapporto sessuale, ma invano.

Film che rimanda molto alla poetica di Cronenberg, sulla pelle e la sua mutazione, come l’alienazione dello stesso essere umano, ma molto Kubrickiano nell’esposizione delle scene, nel raccontare una storia, facendo parlare solo le immagini.

Under the Skin, più che un film, è un’esperienza. Film strano e particolare. Non piacerà a nessuno.

Ad oggi purtroppo siamo abituati e cresciuti a prodotti puramente commerciali e quando ci troviamo davanti un film che con poche immagini, pochi mezzi e tanta astrattezza, ci racconta con freddezza, quella che forse è la stessa freddezza che c’è tra noi, abitanti di questo pianeta, ci sentiamo estranei a tale temi, non riceviamo il film al 100% e come difesa personale, lo bocciamo.

Under the Skin, da vedere.

 

Voto finale: 8,5/10

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