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2014, Film, Recensione

Transcendence

Uscito giovedì nelle sale italiane, il nuovo film con protagonista Johnny Depp e opera prima di Wally Pfister alla regia, precedentemente fedele direttore della fotografia di tutte le opere di Christopher Nolan, Transcendence

Il dottore Will Caster (Johnny Depp) e sua moglie Evelyn (Rebecca Hall) sono due esperti nel campo della tecnologia e della intelligenza artificiale, ma quando la vita di Will, in seguito ad un’aggressione, avrà i giorni contati, la moglie decide di caricare la sua coscienza su degli hard disk. Con la morte fisica del dottor Caster, la sua coscienza vive in un computer e successivamente, messo online, in tutto il globo. Ma nel momento in cui ci si chiede se dentro a quel computer ci sia ancora l’uomo che Evelyn amava, Will decide di far evolvere il genere umano e questo vuol dire, sterminare gli esseri umani, togliere ad ognuno il controllo e far perdere la loro coscienza. Starà ad un gruppo di terroristi informatici, affiancati da un ex collega (Paul Bettany) di Will e Evelyn, a fermare questa minaccia globale.

Primo film del Premio Oscar alla miglior fotografia per Inception, Wally Pfister si avvale di una buona produzione (Nolan e moglie) e quindi anche di un cast importante, che incredibilmente, è uno dei problemi maggiori di questo film.
Escludendo i nostri tre protagonisti principali, Depp, Hall e Bettany, il resto dei coprimari è formato da attori da nomi e visi di una certa rilevanza, Da Cillian Murphy a Morgan Freeman, e aspettandoci ruoli leggermente approfonditi, ci troviamo davanti invece a dei personaggi senza nulla da dire. Insomma, poteva indirizzare il cachet di ingaggio verso altri attori, magari anche per dare spazio a qualche giovane attore, così da dargli anche una vetrina importante, come questo film.

Pfister gira bene, l’esperienza nel campo si vede, ma ha dei problemi nel gestire il ritmo della narrazione: due ore di pellicola si sentono tutte e le situazione dove doveva marcare meglio l’enfasi di alcuni punti forti, sia per la trama che per i protagonisti stessi, ma complice anche una sceneggiatura poco approfondita e dispersiva, se dopo circa quaranta minuti vi sentirete leggermente annoiati o non vi ritroverete con le sequenze finali, è comprensibile.
Nonostante la materia uomo-macchina sia stata affrontata decine e decine di volte nel mondo del cinema, qui si crea un triangolo, con l’aggiunta dell’elemento divino: se una coscienza superiore a tutto il genere umano, può salvare o cambiare radicalmente le sorti del globo, verrà visto come una sorta di Dio, con tanto di “stanza dei miracoli”. Ecco quindi che il triangolo uomo-macchina-Dio rende il racconto più interessante e con qualche spunto originale.
Con una piccola aggiunta interessante di post apocalittico, nelle scene iniziali e finali (il film è una sorta di racconto/flashback), la camera di Pfister sembra mettersi in una situazione dove l’essere umano, improvvisamente, è il nemico e quindi entità, fisica prima e digitale poi, da eliminare. La scalata dell’essere umano nel diventare un superuomo e infine una divinità, trova qualche spunto in questo film.

Fotografia interessante, regia di mestiere e una buona colonna sonora, salvano un film che, sicuramente, non piacerà a tutti.

Voto finale: 6/10

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