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2014, Recensione, Serie tv

True Detective – Prima stagione

Articolo pubblicato su Overnewsmagazine.com

Senza ombra di dubbio, True Detective è stata la serie evento di questo inizio 2014.

 Come riuscire a scrivere di questa miniserie (True Detective si imposta come serie antologica; se ci sarà una seconda stagione, cambierà tutto, storia, protagonisti, ambientazione) senza cadere in termini o lodi banali?

Bisogna dare atto che questo è un buon periodo per le serie tv, in special modo per quelle che potremmo definire, di nicchia, infatti a seguito di serie cult come Breaking Bad o Mad Men, ultimamente sono arrivate anche Hannibal, House of Cards e questa True Detective (è un caso che quattro su cinque citate vadano in onda su canali a pagamento e l’unica ‘popolare’, Hannibal, rischia la cancellazione per bassi ascolti?). True Detective, infatti, è una serie dura, cruda, anche noiosa in alcuni punti, ma non puoi non lamentarti quando dietro a questo progetto c’è una realizzazione e una produzione da far invidia a qualunque mega progetto Hollywoodiano.
Rimandandovi all’articolo Focus on, linkato sopra, così da avere l’infarinatura generale, cosa possiamo dire di questa stagione?

Semplicemente, strepitosa.
Non riesco a dargli altri aggettivi.

Partiamo da un lato puramente tecnico: i due protagonisti, Matthew McConaughey, fresco di Oscar e Woody Harrelson, sono strepitosi, si plasmano perfettamente nei personaggi scritti da Nic Pizzolatto, rendendo difficile la scelta nel decidere chi sia il più bravo. Sicuramente un occhio di riguardo lo ha avuto Matthew McConaughey, in quanto il suo personaggio, il detective Rust Cohle, è un uomo cinico, ha una visione del mondo come di un grandissimo castello di carta, pronto a rompersi per nulla, un uomo che ha perso la figlia e, con la conseguente fine del suo matrimonio, da sfogo al suo vero essere. Lui stesso in più occasioni durante la stagione, giustifica il suo comportamento come perfetto per il lavoro che sta facendo, e che non andiate a pensare che è stato l’essere detective che l’ha trasformato così. Lui parla di se, come di tutti gli altri, non come essere umano, ma come ‘carne senziente’

Dall’altra parte troviamo Martin Hart, interpretato da Woody Harrelson, che davanti ad una vita tranquilla, con moglie e figlie a casa, nasconde l’oscurità dell’adulterio, per lui fondamentale per non implodere davanti tutti gli orrori del suo lavoro.
A fare da cornice, la Louisiana, sud degli Stati Uniti, posto perfetto per chiudersi con i propri sbagli, per Martin, o per poter dare sfogo del proprio odio e disagio per il genere umano, per Rust.

Infine, enorme lavoro sia di scrittura, che di regia. La prima, riesce a tenere il racconto sempre alto. Pecca leggermente quando il passo da 1995 -> 2002 -> 2012 si fa veloce, non gestendo bene i ritmi e lasciandosi andare a qualche ‘commercialata’ che, in un prodotto che si è tenuto sempre su alti livelli, il leggero calo è evidente, ma perdonabile.
Lode alla regia: lo stile di Fukunaga è ottimo e verrà, ingiustamente, ricordato solo per quei sei minuti finali, girati tutti in piano sequenza, nella quarta puntata.
Le scelte registiche sono a dir poco eccezionali: Fukunaga insiste con delle riprese di esterni a campi larghi, quasi a volerci far vedere l’immensità delle location, ma la scrittura ci riporta in un cerchio di violenza, dove non se ne esce e fa pressione sulle tempie dei nostri due protagonisti. Due cose in contraddizione che vivono divinamente nello stesso piatto.

La violenza è il punto cardine di queta serie tv, ma non parliamo di violenza fisica, di sangue o torture; sì, c’è un serial killer a piede libero, ma la vera violenza è quella che ogni essere umano esercita sul mondo: i nostri protagonisti sono un contenitore senza fondo di questa violenza e ci nuotano, anche con difficoltà. Martin si troverà male, arrivando ad allontanare moglie e figlie, rimarrà solo, Rust invece incalzerà la sua visione apocalittica della vita, con teorie evolutive, sull’universo e il senso di esistere.

La realtà appare evidente sin da subito: Rust è già morto.
E’ morto più di una volta e questa vita, è l’ennesima prova di come alla base di tutta l’esistenza umana non c’è la benevolenza di un Dio, ma il male assoluto, l’oscurità originale. Tutto è cerchio, un infinito loop fatto di violenza, caos e disperazione. Inutile riparare  qualcosa di rotto, perchè anche nelle vite precedenti, o future, il danno verrà riportato.

Rust è un uomo che crede nelle sue parole e rende l’andamento dello show, incredibilmente magico e interessante. Come quando nel 2002, i due avranno una scazzottata, dove romperanno il fanalino posteriore dell’auto di Rust e trecidi anni dopo, quando si rivedranno, la regia si sofferma su questo dettaglio (immagine sopra). E’ il riassunto di Rust: perchè riparare qualcosa che anche in altre vite, o dimensioni, si è rotto lo stesso? Perchè correggere una rotta che l’universo ha impostato per tutti noi. Esiste il libero arbitrio?

Esiste quando c’è un serial killer a piede libero. Loro si sono sbagliati, hanno chiuso il caso e fermato qualcuno che non era il “Yellow King” e questo va oltre le idee sulla vita o l’universo. Deve essere fermato, perchè come il caso gli è sfuggito di mano, anche le loro vite si sono perse, riducendosi entrambi a prodotto finale della pressione del mondo: briciole.
Briciole che aspettano di essere spazzate via.

Le ultime due puntate, ambientate nel 2012, sono la tana del lupo.

Cappuccetto rosso prende in mano la sua vita e si getta nell’oscurità. Verrà divorata o sarà lei a divorare. L’ipotesi che non prenderà in causa, sarà quella che si troverà davanti: il lupo e Cappuccetto rosso si divoreranno entrambi.
E’ il momento della redenzione, per tutti. I nostri due detective non hanno più nulla per cui continuare a vivere, saluteranno le persone vicino a loro con un addio, mentre l’assassino ha due nuove cavie che vagano nell’oscuro labirinto degli orrori, luogo che i due uomini hanno cercato senza sosta per gran parte della loro vita, ed ora, meno giovani, meno ambiziosi, con le loro vite alle sbando, sono alla resa dei conti.
Una resa dei conti contro un mostro che non è altro che la rappresentazione del loro degrado avvenuto negli ultimi 17 anni. Tutto è iniziato lì e dovrà finire lì.

Il finale, masticando leggermente un buonismo inaspettato, ha lasciato spiazzati in molti. L’ultima riflessione mostra i nostri due eroi redenti. Non riavranno più le loro vite indietro, ma troveranno la pace, il riavvicinarsi di alcune persone importanti e il sapersi perdonare.
Sotto un cielo oscuro, tetro, illuminato da qualche stella,  i nostri due detective sanno di aver partecipato alla più antica delle battaglie, quella del bene contro il male, la luce contro l’oscurità. Il mondo continuerà ad essere un luogo orrendo, ma in quello spazio così vasto, ci saranno sempre dei buoni. Buoni come tante piccole stelle nel cielo.

Per scomodare Dante, mai come ora, “E quindi uscimmo a riveder le stelle

Voto finale : 9/10

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Discussione

Un pensiero su “True Detective – Prima stagione

  1. Attendo con ansia l’arrivo in Italia!!!!

    Pubblicato da russell1981 | aprile 24, 2014, 2:13 pm

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