//
stai leggendo...
2013, Film, Recensione

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug

Articolo pubblicato su Overnewsmagazine.com

Premettiamo subito alcune cose: chi scrive non ama il genere del fantasy, in quanto lo trovo ripetitivo e privo di inventiva, ma nonostante questo tendo sempre a vedere film di questo genere, sperando di trovarmi davanti qualcosa di originale e intrigante, motivo per cui reputo Peter Jackson un grande regista e autore in quanto è riuscito a farmi piacere tutti e tre i capitoli della trilogia de Il Signore degli Anelli, da lui precedentemente portata al cinema.
Le aspettative mondiali, e anche personali, per questa nuova trilogia erano altissime e nonostante per un buon 99% sono state attese, per me, facente parte di quel piccolo 1%, mi sta facendo ricredere sulle potenzialità di Jackson e di tutto il suo mondo.
Chiariamo, già il primo capitolo, Un viaggio inaspettato, non mi era piaciuto; questo secondo  l’ho trovato leggermente migliore del primo, ma rimane una delusione generale.

Come detto prima, chi per puro caso ha vagato per la sezione fantasy di una libreria, avrà gettato un occhio sulle opere di Tolkien e avrà visto che il tomo de Lo Hobbit è relativamente ‘piccolo’ a confronto della più famosa opera Il Signore degli Anelli e qui la domanda sorge spontanea: se con tre tomi grandi e dettagliati come Il Signore degli Anelli, Jackson ha tirato fuori, complessivamente, prendendo in esame le versioni estese, circa 12 ore di prodotto filmico, più che sufficienti e gradevoli, come mandare avanti tre film tratti da un libro che è quasi la metà de La compagnia dell’Anello?

Jackson disse di non preoccuparci, che avrebbe preso quello che non aveva messo nella trilogia originale per completare questo Lo Hobbit e mettendoci del suo. I fan si sono sentiti al sicuro, “nessuno conosce Tolkien come Jackson”, eppure alla notizia dell’inserimento in questo film di personaggi come Legolas (nel romanzo Legolas non è presente) oppure di metterne alcuni totalmente inventati, come l’elfo femmina Tauriel, hanno fatto rivedere le dichiarazioni dei fan, chiedendosi “come si svolgerà la trama con queste cose nuove?”.
Partiamo da quando Lo Hobbit ancora era in fase di produzione. Jackson non voleva la regia, così prese in mano il progetto Guillermo del Toro, cominciò la pre-produzione, scrisse anche la sceneggiatura e poco dopo, abbandonò il progetto, per motivi tutt’ora sconosciuti, ma a detta di lui “progetto che mi prendeva troppo tempo, volevo fare altro” che tradotto potrebbe essere visto come un “io volevo fare questo, ma la produzione mi ha imposto delle cose e allora me ne vado”.
Lo Hobbit è ancora un progetto caldo, i fan chiedono nuove avventure nella Terra di Mezzo e, forse costretto, chissà, Jackson torna al timone e invece di due film, annuncia che Lo Hobbit si sarebbe svolto su tre film, stessa dimanica de Il Signore degli Anelli, tanti anni di lavoro, tutti e tre i film girati subito e farli uscire uno ogni anno.

Uscì il primo capitolo e se il boxoffice rispose, come previsto, con incassi stellari, la critica rispose, giustamente, molto fredda: la regia di Jackson era poco luminosa, più o meno le scelte registiche erano le stesse de Il Signore degli Anelli, il tono epico abbandonato per una dimensione fiabesca (motivo per cui non ho apprezzato quel film) e nonostante siamo consapevoli che il volume del racconto è volutamente fiabesco, l’insistenza registica di Jackson di farlo diventare un film epico, ha rovinato abbastanza il film, forzandolo ad essere una cosa che non è.

Cosa, secondo me non funziona in questo film:
– Legolas e Tauriel: Inserimenti voluti da Jackson che non incidono. Scandaloso il personaggio di Tauriel che ha battute davvero inbarazzanti: “io ora ti guarirò”.
– Bilbo: Vista la sfumatura che ha avuto Bilbo ne Il Signore degli Anelli, mi sarei aspettato qualcosa di più, un’evoluzione concreta, fatta non di parole, ma di momenti. Questi ci sono, come la sua dipendenza dall’anello del potere, ma sono fatti con clichè cinematografici banali del tipo, tu mi prendi l’anello, io mi scaglio contro di te con violenza, ti uccido e dopo mi rendo conto di cosa ho fatto; tutto già visto ne Il Signore degli Anelli.
– Smaug: Non parlo della realizzazione tecnica, perchè è altissima, ma di come è stato caratterizzato con grandi pregi ma anche grandi difetti, in quanto se l’incontro tra Bilbo e Smaug inizia in un modo molto carico di tensione, con una gestione delle grandezze hobbit-drago proporzionate in modo invidiabile, si svolge in un modo molto banale e infantile; Smaug infatti minaccerà di uccidere Bilbo, ma farà questa cosa per circa 30 minuti, senza mai fargli nulla e quel tempo servirà per far entrare in nani all’interno della montagna. Ad un primo attacco dei nani, Smaug risponderà volando e urlando “vendetta, vendetta, vendetta!” che se fosse stata una scena muta, forse avrebbe reso meglio.

Insomma gli elementi sono evidenti, Lo Hobbit è un progetto di base più fiabesco che epico, ma il voler inserire combattimenti, scenari frenetici e il pizzico di epicità, sono cose che vanno in contrasto con l’idea di base del romanzo.

Di buono c’è sempre una regia leggermente innovativa e più virtuosa di Jackson, che sfruttando scene di azione più lunghe e dinamiche, prova di più, riuscendo a divertire, una realizzazione del drago Smaug che fa raggiungere al film una sifficienza, insieme ad un incontro/scontro con Bilbo di impatto (e se gestito meglio sarebbe stato ricordato di più) e cosa più importante, la vera anima del film, i nani, saranno infatti loro che in una divertentissima sequenza all’interno di barili, in fuga dagli elfi, a rendere veramente bene il concetto di ‘fiaba epica’ con una sequenza di 20 secondi circa, dove il nano più basso, ciccione e baffuto, involontariamente, farà fuori in pochissimo tempo, decine e decine di orchi: questo è stato lo spirito del film e come sarebbe dovuto essere per le altre 2 ore e 30, invece si perde in epicità forzata senza raggiungere il cuore.
Scenografie e costumi sempre a livelli altissimi, ma sono cose che, purtroppo, abbiamo già visto nella trilogia precedente, quindi accolte con un po di freddezza.

Ripongo le mie speranze in un terzo capitolo più funzionale e divertente. Il Time ha inserito questo film nella 10° posizione nella sua Top Ten del 2013. Più in basso, alla 6° posizione troviamo Fast & Furious 6. Insomma, anche i più grandi possono sbagliare, come io con questo giudizio freddo.. o forse no.

Voto finale: 6/10

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Articoli più letti

Archivio

Lettori

  • 8,215
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: