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2013, Film, Off Topic

Off Topic: L’ultima Grande Bellezza

Articolo pubblicato su Overnewsmagazine.com

Precedentemente, un primo sottotitolo che avevo pensato per questo pezza era “L’ultima parola su detrattori e sostenitori de La Grande Bellezza”.

Come ogni italiano che si rispetti, l’assegnazione del premio Oscar al miglior film straniero a La Grande Bellezza, ultima fatica del regista Paolo Sorrentino, ci riporta tutti in piazza, esperti del campo cinematografico e non, per fare a gara a chi ce l’ha più lungo, facendo sapere a tutti perché il film ci è piaciuto o no, se meritava o meno tale premio.

Mettiamoci dalla parte di chi ferocemente critica il film, distinguendoli in due categorie, ammetto, molto facili e semplici: persone che sanno di cinema e chi ne sa poco o niente.
Giustamente mi potreste dire “c’è la libera opinione”, “c’è il confronto e le critiche costruttive”, certo, se non fosse che queste realtà sono morte e sepolte da decenni, come lo è il cinema italiano.

Non voglio dire che chi non è esperto di cinema non possa dire la sua, ma penso sia necessario superare la barriera della superficialità per analizzare un proprio gusto personale: nel dettaglio, alcuni film considerati capolavori, non riesco a definirli tali (un esempio personale è Apocalypse Now) ma sicuramente ne riconosco un grandissimo lavoro su tutti i fronti, ma ripetendomi, per gusto personale e per altri motivi, non riesco a catalogare Apocalypse Now come ‘capolavoro’.

Stesso esempio per Avatar, film che non mi ha detto nulla, ma ne riconosco il grandissimo lavoro, specialmente nel campo della computer grafica.

L’evoluzione del detrattore è chi mastica cinema da anni, che apprezza il cinema di Sorrentino, magari considerando film come Il Divo o precedenti, come i veri capolavori del regista napoletano, muove le critiche maggiormente sul lato tecnico: “Sorrentino  insiste con questi carrelli, con questi dolly, abbiamo capito che è bravo, ma basta. Già mi vedo Sorrentino che si eccita a rivedere tutto quello che ha girato”.
Posso essere d’accordo, ma è anche vero che Sorrentino usa il lato tecnico per veicolare il messaggio del film. In fondo se vogliamo commuoverci vediamo film in particolare (Titanic, Philadelphia), stessa cosa per vedere azioni, esplosioni e sparatorie (Die Hard, Fast and Furious) o per altri fini, puramente eccitanti, come il genere porno.

L’altro lato della medaglia vede gli estimatori, anch’essi accecati da un eccesso d’amore verso il lato tecnico o di una morale mal interpretata o eccessivo interesse verso alcune sequenza, senza vederne un evidente difetto.
Personalmente trovo La Grande Bellezza un ottimo film, sicuramente discutibile per alcune scene o scelte; una su tutte, l’arco narrativo della Santa, che ho trovato abbastanza forzato e troppo da ‘spiegazione finale totale’.

Ma in tutto questo ci sono alcune osservazioni personali, volte a giustificare il mio apprezzamento per questa pellicola.

E’ la storia di Jep Gambardella, che il giorno del suo compleanno decide di cambiare. Cerca nuovi stimoli, prima nelle sue cerchie di amici, soffocati dal nulla e diventati possibili partecipanti del Grande Fratello, per poi ripiegare la sua ricerca su nuovi incontri, rivivendo alcuni momenti della propria giovinezza, periodo in cui uno Jep innamorato e stimolato nel cercare La Grande Bellezza, diventerà il ‘Re dei mondani’, coronando il tutto con la scrittura di un, unico, romanzo di successo. Il tutto finisce con l’incontro della Santa, che in un mondo dove tutti parlano ma nessuno agisce, lei è l’esatto contrario.

Il lato estetico si preannuncia tale già dal titolo, La Grande Bellezza. Nel raccontare Roma, ci accorgiamo dell’assenza di trama del film o del suo essere narrata a tratti, perché nella sua grandezza, Roma è chiusa in una realtà che non esiste, creata dalle persone che la abitano. Nonostante possa sembrare poco o banale, è sicuramente di una tristezza disarmante.

Nel pieno di questa superficialità, il viaggio di Jep è una purificazione totale, un plasmarsi di nuovo e la voglia di evolvere, o superare, la persona che si è diventati.

Che sia chiaro: l’Oscar non sancisce una vittoria del cinema italiano (quello è morto da decenni) ma una vittoria personale, di Paolo Sorrentino, che lo conferma come importante autore italiano.

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