Sotto una buona stella

Articolo pubblicato su overnewsmagazine.com

Dopo la sua parentesi da solo attore nel film di Paolo Sorrentino, La Grande Bellezza, Carlo Verdone torna a scrivere, dirigere e interpretare una commedia, Sotto una buona stella.

Un ricco broker (Carlo Verdone) in due giorni perde moglie e lavoro e finisce a convivere coi due figli (Tea Falco e Lorenzo Richelmy) e con la nipotina di colore. Si trova, a questo punto, di fronte a mille difficoltà di adattamento ma trova conforto nell’aiuto di una vicina di casa (Paola Cortellesi).

La premessa era d’obbligo per analizzare questo film. Il periodo d’oro di Verdone è finito verso metà anni 90, cercando nei film successivi una sua maturazione che si è accesa nel 2006 con Il mio miglior nemico e concretizzata con l’ultimo Posti in piedi in Paradiso.

Con Sotto una buona stella, Verdone continua ancora a sperimentale, strappando alla realtà piccole situazioni, in questo caso di uomini alle prese con situazioni nuove, particolari, specialmente a livello familiare per poi farci il suo film e inserendoci le sue gag con personaggi particolari ed esuberanti. E sono proprio questi a salvare un film che sembra scritto a metà, tralasciando l’approfondimento dei personaggi e anche l’aspetto tecnico, che per quanto Verdone si dedichi alle commedie, mai ho visto un suo film così poco curato esteticamente.
Come detto, se la storia procede liscia sulla carta e sulle schermo, le perplessità arrivano nei personaggi: Tea Falco quasi svogliata, recita staticamente, senza anima, nonostante il personaggio ha molto da dire, questa ragazza è chiusa in una testardaggine che la recitazione povera e inespressiva della Falco non aiuta a raccontarci tutto di lei.
Anche la Cortellesi alle prese con un ruolo alla Geroge Clooney in Tra le nuvole, ma riempito di clichè dal classico ruolo da donna che odia il suo lavoro e sottobanco aiuta i poveri malcapitati che deve licenziare. Una scrittura semplice e diretta, che lascia molte domande allo spettatore pur di soddisfare la narrazione del prodotto.

Ma se togliamo questo, abbiamo un film divertente, dove Verdone propone sia piccoli punti di riflessione che risate assicurate. Forse Verdone, è ancora in cerca di una sua maturazione e voglio vedere questo film come una sorta ‘lavoro di passaggio’ per testare alcuni concetti che sta cercando di portare avanti in questa sua nuova poetica di uomo maturo. Consiglio al buon Carlo di concentrarsi di più a riempire i suoi film con più siparietti comici, perché in ogni film sono sempre la parte più riuscita e per questo viene catalogato come uno degli ultimi che riesce a fare delle commedie italiane di classe e divertenti, senza scendere nella volgarità.

Voto finale: 6/10

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