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2014, Film, Recensione

RoboCop (2014)

Difficile cerca di vedere un film, in questo caso, remake, quando si è fan del personaggio e del film originale (perchè i due sequel sono abbastanza bruttini).

 Parliamo chiaramente di RoboCop, remake del 2014 dell’omonimo film, divenuta poi trilogia, uscito nelle sale nel 1987, da quel geniaccio di Paul Verhoeven.

Quando ero bambino, ero in possesso delle VHS del primo e secondo capitolo. Nonostante il secondo film sia oggettivamente inferiore al primo, lo tengo comunque nel cuore per via di tutti quei pomeriggi persi a vedere e rivedere le VHS dei miei (da piccolo i cartoni non mi piacevano) e tra queste c’erano i primi due RoboCop. Nonostante erano crudi, violenti e anche spaventosi in alcuni punti (ricordo ancora Cain e il suo RoboCain… cazzo quanto mi faceva paura), li vedevo con voglia, come vedevo tanti altri film o filmacci, ma in fondo quando sei piccolo non hai tanto quel senso critico e estetico per dire se un film è bello o brutto no? (rimpiango quei tempi che mi guardavo di tutto senza pensieri o senza critica)


A questi ricordi, aggiungo anche il videogioco di RoboCop su NES. Quante ore dietro a quella croce direzionale e i tasti A B.

Avevo anche il giocattolo!

Insomma tutto questo è servito per farvi capire che RoboCop è un pezzo di infanzia, bello, vivo, che mi ha avvicinato al mondo dei robottoni. La paura per questo remake era altissima, anche perché crescendo, mi sono accorto della pietra miliare che era il primo capitolo e delle cagate pazzesche che erano il secondo e il terzo.

Arrivano i primi nomi: Josè Padilha alla regia, Joel Kinnaman (che avevo già visto in The Killing) sarà il nostro Alex Murphy. Tremo, sembra una produzione di basse aspettative, pronte a fare una porcata. Poi arrivano altri nomi: Gary Oldman, Samuel L. Jackson, Michael Keaton, Abbie Cornish e Jay Baruchel. Forse qualcosa di buono c’è.

I primi cinque minuti, anche complice la riproposizione del tema musicale classico di RoboCop, sono forti. Veramente! Macchine in guerra, Samuel L. Jackson, un futuristico Emilio Fede, smuove i media: se diamo via libera alle macchine, saranno loro a combattere il terrorismo e così facendo nessuna vita americana verrà più spazzata. Con una messa in scena classica da guerriglia e manipolazione di media, le aspettative improvvisamente si alzano. Vuoi vedere che nonostante sia un remake, magari riescono a staccarsi dall’originale, prendendo il giusto e rimodellandolo con il pretesto di una guerra al terrorismo?
Come detto, tutto questo dura cinque minuti.

Riassumo il mio pensiero verso questo film: sarebbe anche carino, se non ci fosse quel nome e quindi la targhetta da ‘remake’. Sì perché se preso come film d’azione, con qualche spunto critico, potrebbe anche andare bene, ma è lo stesso film che cerca disperatamente di inserire elementi presenti nell’originale, attualizzandoli, perdendo tantissimo.
Tutta la violenza, quelle pubblicità istigatrici alla violenza che dimostravano come tutta la società americana era basata su un approccio violento per ogni cosa (la pace è sempre il risultato finale di una guerra) vengono eliminate e incarnate, come detto sopra, nel manipolatore di media, Samuel L. Jackson, giornalista a favore della liberalizzazione di robot nelle strade americane per affiancare la polizia, che userà ogni mezzo a sua disposizione per far valere la sua posizione e quella della società produttrice di questi robot, con a capo il presidente Michael Keaton. Ma lui è soltanto una sorta di voce narrante del tutto, il resto si svolge tra il nostro robot poliziotto, la sua famiglia e il suo ‘creatore’, Gary Oldman, facente funzione della coscienza e umanità di Alex Murphy quando quest’ultimo viene anestetizzato e manovrato come robot senza più anima.

La trama è semplice. Alex Murphy viene quasi ucciso da un gruppo di trafficanti, viene salvato, trasformandolo in RoboCop, lui si vendica dei suoi assassini e poi si vendica di chi lo ha ‘manovrato’. Stop, finito. Con un finale che fa entrare in campo la famosa OCP e con uno sguardo al sequel che spero non si faccia.

 Una cosa che ho trovato veramente odiosa è stato l’inserimento della famiglia di Alex Murphy. Questa era anche presente nel film originale ma aveva una funzione diversa: moglie e figlio pensavano che il loro amato era morto, quindi amen, si trasferivano in altra città e non erano a conoscenza della trasformazione e lui riviveva alcune cose tramite flashback indotti dalla coscienza. Qui invece il confronto forzato con la famiglia fa calare ritmo e credibilità del tutto in quanto non c’è una soluzione facile per far convivere l’uomo e la macchina. Forse è un rapporto che hanno intenzione di sviluppare in un ipotetico sequel? Ripeto, il sequel non lo voglio, anche se le critiche sono più o meno buone e questo porterà a buoni incassi (nel mondo ad oggi ha incassato circa 30 milioni di dollari, su 100 spesi, ma è uscito solo ieri negli Stati Uniti (12 febbraio), quindi sicuramente avrà un buon riscontro al botteghino con il weekend in arrivo).

In sostanza, se preso come un film d’azione, può essere piacevole, non tra i migliori, ma un buon film, ma se preso come RoboCop, insomma… non è RoboCop.

Voto finale: 5/10

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Discussione

3 pensieri su “RoboCop (2014)

  1. Sono d’ accordo sul fatto che l’ eccessivo spazio dato alla famiglia del protagonista sia una delle cause principali del flop commerciale di questo film. Gli spettatori si aspettavano che Robocop fosse un film d’ azione dall’ inizio alla fine, e invece si sono trovati di fronte ad un dramma familiare che soltanto nel secondo tempo, con il pubblico ormai narcotizzato, prende la piega che avrebbe dovuto assumere fin da subito.
    Lo sceneggiatore avrebbe dovuto dare al film un’ atmosfera meno depressa e più ludica, riducendo lo spazio dato ai familiari a vantaggio delle scene d’ azione.
    Il regista invece avrebbe dovuto tagliare le scene più impressionanti, come l’ operazione al cervello e gli insistiti primi piani sui polmoni di Robocop che si contraggono e poi si rilassano.
    Robocop aveva come target un pubblico di giovani e giovanissimi, eppure ha molti elementi che sembrano fatti apposta per allontanare questo tipo di pubblico: poca azione + atmosfera depressa + alcune scene troppo impressionanti per loro.

    Pubblicato da wwayne | febbraio 19, 2014, 7:04 am
    • La famiglia è qualcosa di veramente odioso e inutile. Le scene “forti”, come la stessa trama, sono riciclate dal film originale, ma se in quello c’era il senso di tale scene (la crudezza della strada, la società costruita da pura e semplice violenza) qui non c’è, risultando veramente deboli al fine della narrazione.

      Pubblicato da gabrielebarducci | febbraio 22, 2014, 9:32 pm
      • Hai ragione: nel film originale la società distopica era la vera protagonista del film, nel remake invece rimane sullo sfondo, é troppo poco sfruttata.
        Se ti va di vedere un film dove la famiglia non é inutile, anzi é il motore dell’ azione, ti straconsiglio una delle migliori opere della carriera di De Niro, “Stanno tutti bene.” E’ uno dei film più belli che abbia mai visto – e non lo vedo da circa 3 anni, quindi non é un parere espresso a caldo. Grazie per la risposta! : )

        Pubblicato da wwayne | febbraio 22, 2014, 10:08 pm

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