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2014, Film, Recensione

Tutta colpa di Freud

Articolo pubblicato su OverNews Magazine.

Il film narra le vicende di Francesco, un analista padre di tre figlie le quali sono alle prese con una relazione particolare, una si è innamorata di un ragazzo sordomuto, la figlia più piccola, diciottenne si è innamorata di un uomo di cinquanta anni e infinite l’ultima è una lesbica che in seguito all’ennesima delusione d’amore, decide di diventare etero e trovarsi un uomo.

Chi scrive ha scoperto Genovese, come tutti gli altri credo, con il film Immaturi. Prima di questo aveva firmato la regia nel 2010 di La banda dei Babbi Natale. Nel 2011, con il suo secondo lungometraggio, con una storia interessante, originale e un film ben diretto e un parco d’attori all’altezza, salì alla ribalta. Forte del successo, ha girato nel 2012 il sequel, Immaturi – il viaggio, una porcata scandalosa. Con una ripresa a fine 2012 con il film Una famiglia perfetta, ecco che ritorna con questo nuovo film.

Da notare una cosa, nel recente Un fantastico via vai, film di Pieraccioni, Paolo Genovese era accreditato tra gli sceneggiatori e in questo Tutta colpa di Freud, è lo stesso Pieraccioni che compare tra gli ideatori del soggetto. Mi viene da pensare che questi due film siano stati scritti insieme dai due e girati e distribuiti in due momenti differenti per non intralciarsi a vicenda.

Se già in Immaturi, Paolo Genovese ci ha dimostrato di amare molto i piccoli borghi romani, in questo film ritorna alle origini, con alcune eccezioni di scene girate interamente a New York.
Lo studio del nostro padre-analista Francesco infatti è situato a Campo de’ fiori, cosa che ha sollevato la scrittura e la messa in scena del film, perché riesce a conferire un’aria molto casalinga, quasi accogliente alle vicende di tutti i nostro protagonisti.

Il film regge tutto sulle spalle di Francesco (Marco Giallini) e di una delle figlie (Vittoria Puccini), forse le parti di storia più approfondite, ma è inevitabile notare che se non ci fossero stati questi due, forse il film sarebbe risultato molto più debole, sì perché il film è lontano da un’originalità con cui ci aveva colpito Genovese con Immaturi: alcuni risvolti sono prevedibili (il triangolo Giallini-Gerini-Gassman) oppure le simpatiche (e anche cercate) avventure etero di Anna Foglietta, con tanto di didascalia dei diversi uomini, ma oltre a questo c’è ben poco.

Una pecca, a mio avviso, è la durata: 120 minuti si sentono tutti, come si sente che sarebbe potuto durare una mezz’ora di meno senza alcun problema narrativo.

Insomma, Tutta colpa di Freud, vuole sia analizzare diverse situazioni particolari di relazioni, con buoni spunti, qualche risata, ma se partite con l’idea di assistere ad un film originale, probabilmente qualche delusione ve la darà.

Voto finale 6/10

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