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2014, Film, Recensione

Lo sguardo di Satana – Carrie

Articolo pubblicato su OverNews Magazine.

E’ uscito giovedì il remake del film del 1976 di Brian DePalmaCarrie – Lo sguardo di Satana, con l’intelligente idea di riproporre lo stesso titolo, ma a parti invertite, ovvero Lo sguardo di Satana – Carrie: come la servi, la zuppa è sempre quella.

La trama di Carrie è ormai famosa e la conoscono anche i sassi, quindi sorvoliamo su questo. Kimberly Peirce, regista della pellicola, decide di riportare sullo schermo cinematografico uno dei personaggi più importanti e famosi di Stephen King, infatti, entrambi i film, originale e remake, sono tratti dal primo romanzo pubblicato da King, dall’omonimo nome, Carrie, nel 1974.

Come si può intuire già dal titolo di questo articolo, il film non è stato molto apprezzato da noi addetti ai lavori, ma non per un odio crescente verso i remake, che in alcuni casi sono delle vere piaghe sociali e offese nei confronti di film divenuti con il tempo cult del genere o veri e propri capolavori, ma proprio per l’approccio sbagliato con cui ci si è messi a fare questo film. Chiaramente non siamo qui a fare paragoni, perché ogni film vive a se, di una luce propria, ma quando durante la produzione del film, i produttori rilasciano interviste dicendo “ci baseremo totalmente sul libro di King”, allora il paragone viene naturale.

Andiamo per ordine.

Cosa non funziona:
Nel suo romanzo, King descrive Carrie non come una ragazza bellissima, ma neanche bruttissima, semplicemente una ragazza di bellezza media, come ce ne sono tante. Per una buona idea di cast si sarebbe dovuto prendere un’attrice all’altezza, invece la produzione si è buttata su Chloë Grace Moretz, attrice che sicuramente non si può dire brutta, anzi, è forse un’attrice, che per la sua giovane età, è anche troppo bella e nella pellicola, anche se la lasciano senza trucco, con vestiti larghi e trasandati e con i capelli sporchi, spettinati e secchi, rimane pur sempre un ragazza affascinante. Quindi qui, già il personaggio di Carrie che rimane glaciale, insicura dentro, non riesce a trasmettere anche la stessa emozione di fuori. Ci prova, ma rimane sempre difficile crederci.
Altra cosa importante è la gestione dei poteri soprannaturali di Carrie: nel romanzo di King, Carrie alla scoperta di questo dono, ella ne ha paura, è in balia del suo potere stesso e non riesce quasi a controllarlo (come avviene nel film). Ora, abbiamo appena detto che i paragoni sono a zero in gran parte dei casi, ma sono doverosi quando il personaggio, in questo remake, viene stravolto, facendo vedere quasi la genesi di un supereroe (che vanno tanto di moda ultimamente), con lei che ammicca sorrisi diabolici alla consapevolezza di controllare il suo potere, con lei che si documenta in biblioteca su come controllare la telecinesi, guardando video su YouTube e facendo prove nella sua camera, esaltandosi per il risultato raggiunto. Se queste cose sono usate in film come Chronicle, film del 2012, diretto da Josh Trank, che racconto proprio una genesi e uno sviluppo di tre ragazzi che scoprono di essere venuti a contatto con un qualcosa che gli ha donato dei poteri, facendo vedere anche il lato oscuro di ognuno dei tre, funziona alla grande, cosa che ha portato al successo al film citato, ma su un tema, un piano differente come quello di Carrie, risulta in molte scene, ridicolo.

Infine cito la narrazione della storia ai giorni nostri. Parliamo di una gioventù americana di teenager che bramano il ballo scolastico, che vivono di social network e usano tali strumenti per ridicolizzare la più debole, Carrie, di fronte alla natura delle sue mestruazioni.
Per quanto cambio di ambientazione innocente, questo punta è fondamentale per la comprensione di questo remake: il film, da horror, disturbante e inquietante che doveva essere, si trasforma in un teen horror, di quelli che vanno di moda ora (guardate cosa hanno fatto con Non aprite quella porta 3D, portato all’estremo film giovanile splatter senza senso). Potrei aprire una mega parentesi su l’uso del sangue in computer grafica, ma evitiamo: un horror dovrebbe vivere di cinema materiale, ma niente, ci siamo subiti il sangue in computer grafica.

Cosa funziona:

Prevalentemente le cose che funzionano sono poche, come Julianne Moore che nel ruolo della madre fuori di testa è credibilissima e per i primi dieci minuti, mi ha fatto sperare veramente in un film buono, ma nulla.

Notevole anche la famosissima scena del ballo, dove la furia di Carrie colpirà tutti i presenti: scena semplicemente girata bene e che rientra nei canoni hollywoodiani, quindi riesci in un modo o nell’altro, nonostante il film piaccia o no, ad essere interessante e ben riuscita.

In conclusione, Carrie, è un remake di cui non si sentiva il bisogno, piacerà sicuramente ai giovani che non avendo mai visto film degli anni 70/80, troveranno questo confezionato perfettamente per loro, ma per i più critici, ci sono cose davvero ridicole.

Voto finale 5/10

 

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